Lecco, già condannato per omicidio stradale ora accusato di furto

Massimo Fusi, già ritenuto colpevole della morte di Jennifer Alcani, affronterà un nuovo processo ad aprile. L’accusa è legata alla sparizione di oggetti sacri.

Lecco

Da furto di beni esposti alla pubblica fede, a furto di “beni di riverenza”. E con questa riqualificazione del reato contestato, Massimo Fusi, 23enne già condannato a tre anni per la morte della tredicenne Jennifer Alcani, va a processo ad aprile per la sparizione degli oggetti sacri sottratti nel 2022 dalle chiese di San Rocco, a Maggianico, e da quella intitolata a San Martino Vescovo a Calolziocorte. All’esito dell’udienza predibattimentale, infatti, accusa e difesa avevano chiesto unanimemente la pronuncia di «non luogo a procedere» per mancanza della querela, che estingueva di fatto l’accusa in relazione a quanto originariamente contestato, ossia una fattispecie di furto semplice. Ma il giudice Martina Beggio ha operato una riqualificazione del reato con l’aggravante del furto sacrilego, cioè di quegli oggetti che hanno funzione di culto o che sono comunque oggetto di devozione. Un reato, quindi, procedibile d’ufficio. Nessuna conseguenza per Marco Fusi, invece, il padre del ragazzo che era inizialmente accusato di ricettazione degli stessi beni. Accusa che non ha avuto seguito.

La refurtiva, seppur danneggiata, era stata recuperata dagli investigatori della Squadra Mobile: una cassetta per le offerte in legno, tre offertori in metallo, una base di un crocefisso, un crocefisso in legno, e la placcatura in ottone del crocefisso stesso. Oggetti sottoposti a sequestro e poi restituiti ai due parroci, don Ottavio Villa per Maggianico e don Giancarlo Scarpellini per la parrocchia di Calolzio. Per quanto riguarda Maggianico, l’allarme era scattato nella mattina di venerdì 5 agosto 2022, quando i primi fedeli giunti in chiesa avevano notato l’assenza del crocefisso posizionato sull’altare, probabilmente rubato durante la notte precedente. Pochi giorni più tardi un secondo episodio, ancora una volta nella chiesetta di San Rocco, negli stessi minuti in cui il parroco celebrava messa nella chiesa parrocchiale. Massimo Fusi sta scontando la pena per omicidio stradale relativamente alla morte di Jennifer Alcani in una comunità, in regime di arresti domiciliari. Il ragazzo, difeso dall’avvocato Vittorio Possenti, è il giovane che sfrecciava con la vettura a 150 all’ora, poco prima dello schianto contro un muro in cemento, nei pressi dell’intersezione tra la 72 e la statale 36 ad Abbadia Lariana. La condanna a 3 anni è diventata definitiva nelle scorse settimane, dopo la pronuncia di inammissibilità del ricorso in appello.

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