Storia di Mahmoud, accoltellato alla stazione di Lecco

Era arrivato in Italia da minorenne non accompagnato ed era stato inserito in una comunità a Monza. Viveva per strada e mangiava alla mensa della Casa della Carità di via San Nicolò

Lecco

Ora lo sappiamo: si chiamava Mahmoud Amer. Per due giorni è stato solo “il ventenne egiziano” accoltellato sabato sera vicino alla stazione di Lecco e morto lunedì al Manzoni. Prima la notizia e poi il nome, un nome che non dice nulla. D’altronde, viveva per strada: non c’è un campanello al quale suonare, un vicino a cui estorcere parole di circostanza, una foto da recuperare per completare il profilo.

Qualcosa, però, si sa. Era arrivato in Italia da minorenne non accompagnato ed era stato inserito in una comunità a Monza. Poi stazionava a Lecco. «Era un invisibile – racconta l’avvocato milanese Marisa Marraffino – mi era stato assegnato d’ufficio per una rapina commessa con altri coetanei: il bottino era di quattro euro. Poi qualche furto di cibo nei supermercati. L’ho sentito la settimana scorsa, era preoccupato per quel precedente. Ho cercato di rassicurarlo. E ora è morto. Sono sconvolta».

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