la giocondA
perduta
di villa sommariva

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9 giugno 1828 - Partenza per Como alle quattro del pomeriggio. In vettura con me ci sono due giovani, non militari, entrambi con tanto di mustacchi. È la moda del momento, in Italia. Difficile immaginare come un poco di peluria sotto il naso possa conferire un tono a un qualsiasi imbecille.

Mentre ci stiamo avvicinando a Como, un viaggiatore mi fa notare la torre del Baradello. È in cima a un’altura, illuminata dal chiaro di luna. Questo monumento dei furori civili e delle rivoluzioni del Medioevo, che svetta tra gli alberi che lo circondano, produce un certo effetto. È in questa torre che fu imprigionato e morì in una gabbia di ferro (nel 1278), dopo un supplizio di diciannove mesi, Napoleone della Torre. La sua sconfitta, ad opera dell’arcivescovo di Milano, Ottone Visconti, pose fine alla signoria dei Torriani e segnò l’inizio del dominio dei Visconti.

Magnifici panorami

10 giugno - Como, situata in una bella piana, ma circondata dalle montagne, si trova all’estremità di un lago della lunghezza di dieci leghe. La cattedrale è rivestita in marmo. - Tre cappelle su disegni del Bramante. - Cinque o sei dipinti di Luini e di Ferrari. Como ha dato a natali a Paolo Giovio, al poeta comico Celius [probabile riferimento a Cecilio Stazio, del III°-II° sec. a. C., nato in realtà a Milano] e Plinio il giovane.

Alle otto del mattino, salgo a bordo del battello a vapore che circola sul lago. Le sue incantevoli rive sono disseminate di palazzi, campanili, ville, piccole abitazioni, villaggi, e poi boschi e prati, che dalle cime delle montagne scendono fino a riva: la natura e l’arte hanno fatto di tutto per decorare queste belle contrade. Scendo dal battello a Bellagio, salgo fino alla Villa Serbelloni, che fa da corona al promontorio che separa i due rami del lago. Magnifico panorama. Fa molto caldo, sono madido di sudore, ma non avverto alcuna stanchezza.

Villa Melzi è chiusa. Allora attraverso il lago, scendo a Cadenabbia, entro nel palazzo del signor conte di Sommariva, costruito su di un piccolo rilievo e circondato da un parco con piante di alloro, mirto e melograno. Mi fa da guida una fanciulla dagli occhi neri: mi accompagna lungo i corridoi e i saloni, pieni di statue e dipinti; ci sono anche alcuni nudi, brutti, tipici prodotti parigini. Ecco il meglio di questo museo: Palamede, statua di Canova; i modelli della sua Maddalena e della sua Tersicore; la morte di Atala, dipinto di Lordon; una copia su legno della Gioconda di Leonardo da Vinci: è tale la somiglianza con l’originale del Louvre, che viene da pensare che anche questa copia sia opera di Leonardo, un uomo di vaglia, il cui spirito era in grado di abbracciare tutto. Era matematico, poeta, pittore, scultore, architetto, chimico, anatomista, e poi anche esteriormente era provvisto delle migliori qualità: la facondia, un bel personale, una ragguardevole prestanza. Leonardo è morto nel 1518 a Fontainebleau, tra le braccia di Francesco I° [Leonardo da Vinci, in realtà, è morto nel 1519 nel maniero di Clos-Lucé ad Amboise].

Altre cose degne di nota: Andromeda semisdraiata, una bella statua greca che restituisce mirabilmente l’espressione di dolore; la seconda parte dei bassorilievi del trionfo di Alessandro, opera di Thorwaldsen; alcuni dipinti di Meynier, Robert Lefèvre [nel testo: Lefebvre] ecc..

Luoghi degni d’invidia

Riprendo il battello a vapore fino a Torno, da dove una barca mi conduce alla Villa Pliniana, proprietà del marchese Canarisi [nel testo: Canarighi] di Como. Il mio anziano barcaiolo ha vissuto in Francia quarantacinque anni, mi intrattiene coi suoi racconti e mi lusinga con le sue premure. Dietro l’edificio della Pliniana c’è una bella fontana intermittente della quale parlano Plinio il vecchio e Plinio il giovane. La vedo nel momento in cui le sue acque sono basse, eppure il loro volume basterebbe per far funzionare un mulino. L’intermittenza la si può notare tre o quattro volte al giorno. Dalle undici del mattino all’una del pomeriggio il getto aumenta di volume, in maniera molto regolare, mentre per le altre variazioni non ci sono orari molto fissi.

Attraverso il lago per la quarta volta e approdo a Moltrasio, dove noto parecchie barche a vela che scivolano sulla superficie delle acque. Il paesaggio è veramente incantevole e fa pensare a questi versi di Chapelle: Ah, quanto si sarebbe felici / in questo bel luogo degno d’invidia, eccetera eccetera. Da Menaggio a Varenna, nel punto di massima larghezza, sono cinque miglia. Da Como a Chiavenna, i due punti maggiormente distanti, sono sessanta miglia.

Torno a piedi da Moltrasio a Como, seguendo la bella strada fatta costruire lungo la riva del lago dalla principessa di Galles (la regina consorte, moglie di Giorgio IV) per arrivare alla sua Villa d’Este: vi ha abitato per tre anni. Quando la villa apparteneva al generale Pino, quest’ultimo ha fatto costruire sul fianco del pendio che la domina delle mura merlate a imitazione delle fortificazioni di Tarragona, città che aveva conquistato. Qui appaiono più bizzarre che belle, però non si può negare un tratto di originalità.

11 giugno - Partito da Como alle cinque del mattino. Arrivo a Varese alle nove. Gli italiani hanno un gusto particolare per la pittura all’aperto. Sia a Como che a Varese, ci sono poche case che non siano decorate esteriormente con almeno un paio di affreschi che di solito rappresentano soggetti sacri. Questa mattina, uscendo da Como, ho visto due scheletri che giocano ai dadi, delle mitre, dei paramenti sacri e delle corone. Impossibile immaginare una cosa simile sui muri di una via di Parigi. Ma qui è un altro mondo, con altri pregiudizi, altri costumi, e quindi altri gusti.

Giunto alle porte di Varese, prendo a destra per un sentiero che conduce alla Madonna del Monte. Dopo un’ora e mezzo di cammino, sotto un sole cocente, arrivo alla chiesa situata in cima alla montagna. Si passa davanti a quattordici cappelle, o piccole chiese, stipate di santi e sante in terracotta. Dappertutto ci sono furbacchioni che mendicano e considerano l’elemosina che vi strappano alla stregua di un diritto di transito. Da questa chiesa, dedicata a una delle madonne più venerate, si gode di un panorama molto ampio dei cinque laghi. Di fianco alla chiesa c’è una brutta cappelletta, al cui interno sono disposti in fila quarantadue crani disseccati che appartenevano a ecclesiastici, monaci e religiosi. Riesco a sottrarmi con fatica ai mercanti di rosari. A parte i mendicanti, non conosco nulla di peggio. Sul belvedere c’è una piccola e graziosa locanda. Da Varese a Laveno: paesaggio incantevole. A Laveno prendo una barca condotta da tre rematori che mi portano all’Isola Bella. Il lago è perfettamente calmo. Un viaggio di mezz’ora, in un’atmosfera carica di profumi. Una brezza leggera porta alle mie narici la fragranza dei fiori d’arancio.

Tratto da: Romain Colomb, “Journal d’un voyage en Italie et en Suisse pendant l’année 1828” (1833), gallica.bnf.fr / Bibliothèque nationale de France / Hachette Livre, traduzione dal francese di Mattia Mantovani

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