Provincia di Sondrio: l’avanzo si attesta a 34 milioni, ma i trasferimenti statali pesano

ll bilancio 2025 evidenzia un saldo negativo nei trasferimenti statali, ma l’ente mantiene conti solidi grazie a una gestione oculata e alle entrate dal demanio idrico

Sondrio

Numeri in ordine. Il meccanismo che li genera fa discutere. Il rendiconto di gestione 2025 della Provincia di Sondrio, illustrato nel corso dell’ultimo consiglio a Palazzo Muzio dalla dirigente Sabrina Giudici, ha messo nuovamente in luce un paradosso ormai strutturale: lo Stato trasferisce risorse all’ente, ma ne richiede indietro una quota ancora maggiore.

Nel 2024 sono arrivati a Sondrio 5,8 milioni di euro, a fronte però di 9,3 milioni restituiti. «Il saldo è negativo per circa 3,5 milioni – ha spiegato Giudici – una cifra tutt’altro che marginale perché equivale al 26,37% delle entrate tributarie complessive della Provincia».

Un dato che ha spinto il consigliere Patrizio Del Nero a chiedere chiarimenti diretti in aula: «Ho capito bene le cifre?». La risposta della dirigente è stata sì. «Una situazione legata agli effetti di una riforma delle Province rimasta incompiuta» ha aggiunto Del Nero.

Nonostante questo squilibrio che incide sulla maggiore entrata della Provincia – i trasferimenti -, i conti dell’ente si confermano solidi anche grazie alle risorse del demanio idrico. L’avanzo di amministrazione si attesta a 34.938.296 euro, in calo rispetto ai 38,7 milioni dell’anno precedente. La sua composizione evidenzia un equilibrio articolato: il 46% deriva da risultati degli esercizi precedenti non applicati (oltre 16,2 milioni), il 52% dalla gestione di competenza (circa 18 milioni, soprattutto in conto capitale) e il restante 2% dalla gestione dei residui.

Sul piano della liquidità, la Provincia dispone di oltre 136,5 milioni di euro in cassa al 31 dicembre. I residui attivi ammontano a 53,1 milioni, mentre quelli passivi si fermano a poco più di 7 milioni. Significativo anche il peso dei fondi pluriennali vincolati: 13 milioni per la parte corrente e 134,7 milioni per gli investimenti, segnale di una programmazione consistente ma distribuita su più annualità.

Come detto, le entrate confermano una struttura fortemente dipendente dai trasferimenti statali e regionali, che rappresentano il 63% del totale (circa 30,5 milioni). Le entrate tributarie si fermano al 28% (13,2 milioni), mentre quelle extratributarie incidono per il 9% (4,2 milioni). Un quadro che evidenzia la limitata autonomia fiscale dell’ente.

Sul versante della spesa corrente, la distribuzione resta stabile rispetto al 2024: il 59% è destinato ai trasferimenti, il 24% all’acquisto di beni e servizi e il 15% ai redditi da lavoro. Per quanto riguarda le missioni, il funzionamento della macchina amministrativa assorbe da sola il 34,2% delle risorse, seguito da turismo (12,63%), monetizzazione dell’energia (12,3%), politiche per il lavoro (9%) e trasporti (8,3%).

Diverso il quadro degli investimenti. Nelle spese in conto capitale, la quota principale (45,7%) riguarda trasferimenti ad altri enti nell’ambito degli accordi Aqst, mentre il 29,05% è destinato a trasporti e viabilità e l’11,04% all’istruzione.

Proprio strumenti come l’Aqst permettono alla Provincia di Sondrio di sostenere, almeno in parte, gli effetti dello squilibrio nei rapporti finanziari con lo Stato. Resta però una questione aperta, che va oltre i numeri e che interessa molti degli enti che non possono disporre di risorse aggiuntive come Sondrio: senza una riforma complessiva del sistema delle Province, il rischio è che bilanci formalmente solidi continuino a essere condizionati da vincoli esterni difficili da sostenere nel lungo periodo.

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