Sondrio: dopo 20 anni cambiano i limiti per i cacciatori

La Provincia di Sondrio adegua, dopo quasi vent’anni, i posti massimi per i cacciatori. La riduzione è legata alla diminuzione degli spazi venabili e ai cambiamenti faunistici, con specie alpine in calo

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Sondrio

Spazi per la caccia in calo e fauna che cambia, la Provincia di Sondrio aggiorna dopo quasi vent’anni i limiti ai cacciatori.

Via libera del Consiglio provinciale al documento che ridisegna la distribuzione dei posti caccia sulla base di dati più recenti. Un aggiornamento atteso, «tassello di un percorso condiviso con le associazioni dei cacciatori e i comprensori» ha ricordato il presidente Davide Menegola, che interviene su parametri rimasti fermi per anni e basati su dati ormai superati.

Il calcolo dei posti caccia massimi per le specializzazioni è sempre stato definito nell’ambito del Piano faunistico venatorio vigente, ma c’era l’esigenza di adeguare la pianificazione venatoria a una situazione profondamente cambiata, sia dal punto di vista faunistico sia per quanto riguarda il territorio. «Finora il calcolo era basato su dati del periodo 2001-2005, ma nel frattempo è cambiato lo stato di salute sia dell’ambiente sia di alcune specie animali» ha spiegato il dirigente Gianluca Cristini.

Il riferimento principale è il Tasp, il territorio agro-silvo-pastorale, cioè l’insieme delle aree naturali e rurali potenzialmente utilizzabili per la caccia. Negli anni, però, questo spazio si è progressivamente ridotto, sia per l’estensione delle aree protette sia per l’aumento delle zone urbanizzate o comunque sottratte all’attività venatoria.

I nuovi calcoli, basati anche sui dati aggiornati forniti dalla Regione Lombardia nel 2023, evidenziano come a fronte di oltre 232mila ettari di Tasp complessivo, la superficie effettivamente cacciabile scenda a circa 139mila ettari. Una riduzione significativa, legata alla presenza di parchi, riserve, oasi di protezione e alle fasce di rispetto attorno a strade e abitazioni.

Su questa base è stato ricalcolato anche il numero massimo di cacciatori ammissibili. Applicando l’indice regionale di densità venatoria, il limite teorico per il 2026 viene fissato a 2.964 cacciatori sull’intero territorio provinciale. «Il calcolo dei posti massimi non incide sui cacciatori residenti, ma rappresenta un limite rivolto ai cacciatori foranei» ha precisato ancora Cristini.

Il cambiamento non riguarda solamente i numeri complessivi. Il documento mette in evidenza anche l’evoluzione delle popolazioni animali, con segnali non sempre positivi. Alcune specie tipiche dell’ambiente alpino, come la pernice bianca, il fagiano di monte e la lepre bianca, mostrano trend in calo, mentre anche per alcune popolazioni di ungulati, come il camoscio, si registrano riduzioni in diverse aree.

Proprio per questo si è scelto di mantenere e rafforzare il sistema delle cacce di specializzazione, introducendo limiti più calibrati sulla reale consistenza della fauna e puntando a una gestione più prudente e territoriale dell’attività venatoria. L’obiettivo è legare maggiormente i cacciatori al proprio comprensorio e alle attività di monitoraggio e gestione, dai censimenti agli interventi ambientali. Restano invece invariati i limiti per gli appostamenti fissi per la caccia alla migratoria, che non potranno superare le 53 unità complessive a livello provinciale, nonostante quelli attualmente attivi siano meno della metà.

L’aggiornamento rappresenta un passaggio verso la revisione del Piano faunistico venatorio, attesa nei prossimi mesi, con l’obiettivo di rendere la gestione della caccia sempre più coerente con le trasformazioni del territorio e con le condizioni della fauna.

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