Cronaca / Tirano e Alta valle
Venerdì 06 Febbraio 2026
Aveva ucciso i due zii: «Gatti è morto in carcere». Le indagini anche ad Aprica
Il caso Il decesso risale a tre anni fa. L’avvocato: «Capire cosa è accaduto» L’uomo era stato condannato all’ergastolo
Aprica
Nessuno lo ha saputo per quasi tre anni: Guglielmo Gatti, condannato all’ergastolo per uno dei più efferati delitti commessi nel Bresciano, è morto in carcere.
Il decesso risale al 15 giugno 2023 ed è avvenuto nel carcere di massima sicurezza di Opera, dove era stato rinchiuso per il duplice omicidio degli zii Aldo Donegani e Luisa De Leo, uccisi nell’estate del 2005 e i cui resti vennero ritrovati nei boschi tra il passo Vivione e il lago di Iseo. Lo ha scritto il “Giornale di Brescia” che aveva chiesto un’intervista televisiva al detenuto. E si è sentito rispondere dal penitenziario: «È morto».
Spiazzato pure il suo storico avvocato, Luca Broli: «Non ne sapevo nulla. Voglio capire». “Fine pena 10-06-2110”, viene indicato negli atti giudiziari. E sotto: “Data uscita dal carcere 15-06-2023. Motivo: decesso”.
Per anni era rimasto in cella da solo, per sua volontà. Non aveva contatti esterni. E frequentava, in particolare, la biblioteca del carcere. Gatti aveva 58 anni e, al momento, non si conosce ancora la causa del decesso. Era detenuto nel carcere milanese di Opera dall’8 novembre 2007 e dall’agosto 2025 avrebbe potuto accedere alla semilibertà, ma era già morto.
L’allarme e le indagini
«Fece la denuncia di scomparsa il 30 luglio 2005 e fu arrestato il 17 agosto - dichiara l’avvocato Luca Broli del foro di Brescia che abbiamo raggiunto al telefono -. Ero il suo legale di fiducia. Voglio sapere come sia morto. Stroncato da un malore oppure si è suicidato ? È stato ammazzato ? Trovo strano che nessuno mi abbia informato dal carcere. Lui, invece, in vent’anni, non mi aveva mai chiamato».
«L’ultima volta che l’ho visto - aggiunge - è stato nel giugno del 2022 : gli avevo ricordato che, fra non molto, se avesse avuto un’occupazione, magari tramite una Coop, dall’agosto 2025 avrebbe potuto godere del regime di semi-libertà. Lui, che era un tipo molto taciturno, mi rispose così: “Avvocato, se ho bisogno la chiamo io». Non l’ho mai più sentito, né incontrato”.
Orfano dei genitori, viveva nella stessa villetta degli zii Aldo Donegani, 77 anni, e Luisa De Leo, 61, in via Ugolini a Brescia. Spesso lo si vedeva con un libro in mano, dicevano i vicini di Guglielmo, studente fuori corso di Ingegneria e poco incline alle conversazioni con chi viveva nella stessa via. «I miei zii sono spariti», si limitava a dire all’inizio del giallo. La svolta avvenne quando gli investigatori perquisirono il garage della villetta bresciana spruzzando il luminol: «Tutto si accese come un albero di Natale», raccontarono poi al processo. Ora la notizia della morte e la sepoltura al cimitero Monumentale a Milano senza lapide, ma con una croce.
Si era sempre dichiarato innocente, ma non chiese mai la revisione del processo. Nelle ore successive alla scomparsa dei parenti, si era mostrato attivo nelle ricerche dei due coniugi e nelle tv e sui giornali appariva con la loro foto stretta fra le mani per chiedere aiuto. Ma le indagini dei carabinieri appurarono che fu lui a ucciderli. La sua casa delle vacanze in montagna, in un condominio di Aprica, dove all’epoca pure si indagò, era stata venduta all’asta nel 2013 e ad aggiudicarsi l’alloggio, per poco più di 100mila euro, era stato un valtellinese. «Mi risulta sia stato l’amministratore del condominio», ricorda l’avvocato Broli.
Parte della vendita andò ai parenti della zia Luisa De Leo. Si trattò di una prima tranche del risarcimento di 400mila euro stabilito dalla sentenza di condanna. Poi fu messo all’asta l’appartamento della “villetta della mattanza” di Brescia, come venne definita, dove viveva l’assassino e il box all’interno del quale l’uomo aveva ucciso e fatto a pezzi gli zii. Il resto dell’immobile, dove abitavano le vittime, fu invece incamerato dallo Stato.
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