Parco dello Stelvio, nuova cattura di una lupa per il monitoraggio

L’animale è stato catturato e dotato di radiocollare per monitorarne gli spostamenti e il comportamento. Si tratta della terza operazione in dodici mesi

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Nella notte fra il 31 marzo e il 1° aprile dello scorso anno era stata catturata la lupa Ludovica, del branco del Tonale, radiocollarata dai ricercatori del Parco nazionale dello Stelvio e monitorata con profitto per sei mesi, prima che di lei si perdessero irrimediabilmente le tracce, e mercoledì scorso, neanche a dirlo sempre il 1° aprile, alle 23.47, l’ennesima cattura finalizzata al monitoraggio avvenuta nella zona della Reit, dove è presente un branco dal 2023, stimato di sei individui con prima riproduzione avvenuta lo scorso anno.

A finire nella trappola predisposta dai ricercatori è stato un bellissimo esemplare di lupa di quattro anni, di quasi 34 chili, e in ottimo stato di salute.

«Le sue caratteristiche fanno pensare si possa trattare della femmina dominante del branco della Reit anche se questa attribuzione non può essere confermata con assoluta certezza» dice Valerio Donini, ricercatore del Parco che segue in particolare il monitoraggio della specie lupo. Le operazioni, coordinate dal Parco e svolte con il supporto dei Carabinieri forestali e del veterinario incaricato, si sono svolte in condizioni di massima sicurezza per l’animale, assicurano sempre i ricercatori, e si sono concluse nell’arco di circa un’ora e mezza in cui è stato possibile raccogliere dati biometrici e campioni genetici della lupa ed applicarle il radiocollare, fondamentale per il monitoraggio dei suoi spostamenti e del suo comportamento. La femmina è stata poi rilasciata nei pressi del luogo della cattura, la terza in dodici mesi effettuata nel Parco dello Stelvio.

La prima lupa finita in trappola e radiocollarata era stata Ludovica, poi, nella notte fra il 17 e il 18 settembre dello scorso anno era stato catturato un cucciolo di quattro mesi del branco del Tonale, subito rilasciato senza collare in ragione della sua giovane età, e mercoledì, questa terza operazione «molto importante – dice Luca Pedrotti, coordinatore scientifico del Parco nazionale dello Stelvio – perché catture e radiomarcaggio sono strumenti fondamentali per raccogliere dati oggettivi e comprendere il funzionamento degli ecosistemi alpini. In un contesto fortemente antropizzato, queste informazioni sono essenziali per analizzare le relazioni fra fauna selvatica e attività umane e supportare strategie di gestione orientate alla coesistenza».

Sul punto massima la condivisione anche di Luca Corlatti, coordinatore scientifico del settore lombardo del Parco, e di Franco Claretti, direttore del medesimo.

«Il monitoraggio ci permette di costruire una conoscenza solida e condivisa – dice quest’ultimo – indispensabile per affrontare in modo serio e responsabile le sfide legate alla presenza dei grandi carnivori. La coesistenza non è un obiettivo astratto, ma un percorso concreto che richiede dati, competenze e dialogo».

Il Parco ha anche dedicato una rubrica Facebook mensile all’aggiornamento sui grandi carnivori presenti al suo interno e attualmente si parla di tre branchi, del Tonale, presente dal 2019 con almeno cinque individui, della Val Grande-Val di Rezzalo, presente dal 2023 con almeno sette individui, e della Reit, presente dal 2023 con almeno sei individui. I giovani attualmente in fase di dispersione alla ricerca di nuovi territori e per questo, spesso, avvistabili in solitaria vagare sul territorio.

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