Ansa Press Release
Sabato 30 Maggio 2026
Comunicato Stampa: Angelo Gregorio a Bruxelles: jazz, diplomazia e identità italiana
C’è un momento, in certi giugno bruxellesi, in cui le agende istituzionali e quelle artistiche si incrociano in modo quasi imprevisto. Quest’anno quell’incrocio ha un nome preciso: Angelo Gregorio. Musicista italiano originario di Salerno, direttore artistico, figura da tempo radicata nel tessuto culturale del Belgio. Dodici giorni che attraversano registri diversissimi, dalla diplomazia all’Istituto Italiano di Cultura, dai vertici europei alla piazza popolare di un quartiere multiculturale.
Un calendario che vale la pena di raccontare.
Angelo Gregorio, sassofonista, compositore e autore salernitano, dal 2010 vive e lavora a Bruxelles, dove ha fondato l’Orchestra Italiana Bruxelles ora Belgian Italian Jazz Orchestra. Molti dischi all’attivo, un Diploma di Merito come Artista Emerito rilasciato dal Ministero degli Affari Esteri, una collaborazione stabile con l’Ambasciata italiana e le principali istituzioni culturali italiane in Belgio. Dal 2018 insegna nelle Accademie Musicali di Bruxelles ed è professore in due Atenei Reali. Non è, insomma, un outsider che bussa alle porte delle istituzioni: è qualcuno che quelle istituzioni le frequenta, le conosce e, in qualche misura, quella musicale, le ha contribuite a costruire.
Si comincia il 2 giugno, e l’inizio non potrebbe essere più simbolico. Alla Residenza dell’Ambasciatore d’Italia, Federica Favi, Angelo Gregorio torna per la Festa della Repubblica: lo stesso luogo del 2025, lo stesso contesto di rappresentanza altissima, un nuovo invito che dice qualcosa di preciso sul tipo di fiducia che si è costruito. Davanti al cosiddetto Sistema Italia riunito, ambasciata, istituzioni, imprese, mondo culturale, il jazz non è un ornamento serale. È, in quel contesto, una scelta precisa di linguaggio. L’idea che la cultura possa avere un peso diplomatico reale, non decorativo, è qualcosa di cui si discute da anni nei corridoi delle politiche culturali europee. Qui, quella sera, prende forma concreta.
Sei giorni dopo, l’8 giugno, la scena si sposta in un luogo ancora più insolito per un musicista jazz: Villa Manlio Brosio, sede della Rappresentanza italiana presso la NATO e residenza dell’Ambasciatore Azzoni. È la prima volta che la Rappresentanza organizza un evento musicale di questo tipo in quella sede. Angelo Gregorio è direttore artistico della componente musicale jazz della serata e interprete musicale di una serata che porta il jazz italiano davanti a un pubblico diplomatico di altissimo profilo. Il contesto, va detto, non è neutro: la Rappresentanza presso l’Alleanza Atlantica è uno spazio istituzionale tra i più formali e riservati dell’intera architettura diplomatica europea. Eppure è lì, in quel contesto, che la musica italiana trova spazio. Non come intrattenimento di cornice, ma come forma di presenza culturale riconosciuta.
Il 9 giugno arriva l’appuntamento più visibile sul piano europeo, e forse quello che racconta meglio la traiettoria di Angelo Gregorio. The Jazz Sailor Quintet, il suo progetto che intreccia jazz, navigazione, mare, identità mediterranea e sostenibilità è selezionato nel programma ufficiale del New European Bauhaus Festival 2026. La performance si tiene al Parc du Cinquantenaire, uno dei luoghi più carichi di significato simbolico nell’intera Bruxelles europea, immediatamente prima degli interventi di Ursula von der Leyen e Antonio Costa. Vale la pena fermarsi su questo dettaglio, perché non è un dettaglio da poco. Il progetto di Angelo Gregorio non viene collocato in un angolo della programmazione, ma precede i due vertici politici più riconoscibili dell’Unione. Il New European Bauhaus è un’iniziativa della Commissione che mette al centro creatività, sostenibilità e visione del futuro europeo. Che un musicista jazz italiano con un progetto legato al Mediterraneo e alla sostenibilità trovi posto lì, in quel preciso momento, è il tipo di riconoscimento che le biografie istituzionali raramente riescono a costruire a tavolino.
Il 13 giugno, infine, il tono cambia completamente. E il cambio è voluto. La Belgian Italian Marching Jazz Band, formazione mobile ideata e diretta da Angelo Gregorio, scende in piazza a Place Marie Janson, nel cuore di Saint-Gilles, per la Festa Italiana 2026 organizzata dal Com.It.Es. di Bruxelles, Brabante e Fiandre. Saint-Gilles è uno dei quartieri a più alta concentrazione di italiani della città, uno di quei luoghi dove la storia dell’emigrazione italiana in Belgio si sente ancora nelle strade, nei bar, nelle generazioni che si sovrappongono. Qui il jazz non è davanti a diplomatici o funzionari europei. È in mezzo alla gente. Accessibile, festivo, partecipativo ed inclusivo. Ma resta, anche in questo caso, una scelta culturale coerente con tutto il resto.
Quello che emerge da questo giugno, a guardarlo nella sua interezza, è qualcosa che va oltre la somma degli eventi. Angelo Gregorio non si muove da un palco all’altro: si muove tra registri istituzionali diversi, portando ogni volta un’idea precisa di cosa possa essere il jazz italiano fuori dall’Italia. Non solo musica. Rappresentanza, identità, progettualità. Il tipo di figura culturale che le istituzioni italiane all’estero cercano spesso e trovano di rado: qualcuno che possa stare con credibilità tanto alla Residenza dell’Ambasciatore quanto in piazza, tanto alla NATO quanto al Parc du Cinquantenaire davanti ai leader europei.
Non è frequente, e non è casuale. È il risultato di anni di lavoro costruito con una certa coerenza, dentro alcune delle stanze più significative dell’Europa che conta.
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