Comunicato Stampa: CRV - Abbassare soglia d'imputabilità a 12 anni: progetto di legge statale del consigliere Morosin

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Morosin (LVR): “Imputabilità a dodici anni, perché la giustizia minorile è vocata all'educazione, alla responsabilizzazione e al recupero del minore, ma serve tempestività negli interventi. Nessun intento meramente repressivo, ma solo strumenti di protezione per i minori.”


(Arv) Venezia, 3 novembre 2026    Oggi, nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini, il consigliere regionale Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica) ha presentato il Progetto di legge statale n. 16, di cui è primo firmatario, depositato nei giorni scorsi, da trasmettere al Parlamento Nazionale ai sensi dell'articolo 121 della Costituzione, che introduce modifiche al Codice penale e alle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni. Si propone di abbassare da quattordici a dodici anni la soglia di età al di sotto della quale il minore è considerato non imputabile.

“La mia esperienza personale e professionale, nonché le recenti vicende di cronaca, indicano come il problema dell’imputabilità dei minori meriti un’attenta riflessione. L’obiettivo – ha spiegato l’avvocato Alessio Morosin – è rafforzare, nell'ambito dei procedimenti penali riguardanti minori, la centralità dei diritti fondamentali riconosciuti dall'ordinamento costituzionale e sovranazionale. L’ordinamento italiano attribuisce alla giustizia minorile una funzione che non si esaurisce nell'accertamento della responsabilità penale, ma è orientata, in via prioritaria, all'educazione, alla responsabilizzazione e al recupero del minore. Tale impostazione, coerente con i principi sanciti dall'articolo 27 della Costituzione, riconosce che l'intervento dell'autorità giudiziaria debba perseguire finalità educative e di reinserimento sociale, privilegiando percorsi idonei a favorire la piena consapevolezza del disvalore delle condotte illecite e il progressivo sviluppo del senso di responsabilità. In questa prospettiva, la proposta normativa non si ispira ad una concezione meramente repressiva della risposta penale; anzi, al contrario, muove dalla convinzione che un intervento tempestivo nei confronti del minore possa risultare maggiormente efficace nel prevenire la reiterazione di comportamenti illeciti e nel favorire un percorso educativo fondato sull'assunzione di responsabilità. L'anticipazione della soglia di imputabilità consente, infatti, nei casi previsti dalla legge, di rendere accessibili gli strumenti propri della giustizia minorile anche ai minori che abbiano compiuto il dodicesimo anno di età, evitando che situazioni di particolare gravita rimangano prive delle risposte educative e di recupero che l'ordinamento già oggi mette a disposizione dell'autorità giudiziaria per i minori dai 14 ai 18 anni.”

“Rimane pienamente ferma la disciplina che subordina l'imputabilità all'accertamento della capacità di intendere e di volere del minore al momento della commissione del fatto – ha chiarito Morosin - Sarà pertanto il giudice, con una valutazione effettuata caso per caso, ad accertare l'effettivo grado di maturità del minore e la concreta sussistenza dei presupposti dell'imputabilità, nel pieno rispetto delle garanzie previste dal processo penale minorile. Inoltre, la proposta normativa non modifica gli istituti che caratterizzano la giustizia minorile, né incide sulle misure e sui percorsi educativi e rieducativi già previsti dall'ordinamento, ma introduce ulteriori misure finalizzate al recupero del minore di anni quattordici, alla sua responsabilizzazione ed educazione, nonché al reinserimento sociale, che continuano a rappresentare il tratto distintivo del sistema italiano di giustizia minorile.”

Il dott. Enrico Ciampaglia, Magistrato giudicante in quiescenza, ha osservato che “i ragazzi che provengono da realtà difficili, mancano di sogni positivi, vivono il momento, privi di un riscontro familiare positivo e vittime dei falsi valori imposti dalla società del consumismo. L’unico loro sogno è indossare un capo d’abbigliamento firmato. Non hanno progetti per il loro futuro. Essi vanno rieducati all’empatia, al riconoscimento del valore delle persone, alla capacità di sognare, in positivo e in grande. Vanno rieducati alla libertà responsabile, che rispetta gli spazi altrui. Gli adulti devono mettersi in gioco e farsi carico, in base alle rispettive competenze, dell’onere di rieducare i giovani, infondendo in loro il senso di umanità. Ma, per poter essere esempi autorevoli, gli adulti devono prima coniugare assieme la capacità paterna di indicare il valore del limite e quella materna della cura. Stato, scuola, famiglie e associazioni sono chiamati a collaborare assieme.”

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