Ansa Press Release
Mercoledì 01 Luglio 2026
Comunicato Stampa: Risoluzione su rafforzamento presidi giudiziari in Veneto
(Arv) Venezia, 1 luglio 2026
Il consigliere regionale Jacopo Maltauro (Forza Italia) ha presentato oggi, a Venezia, nella sala stampa “Oriana Fallaci” di palazzo Ferro Fini, sede dell’assemblea legislativa veneta, la risoluzione n. 27 rubricata “Rafforzamento dei presidi giudiziari del Veneto e tutela dell’efficienza del servizio giustizia nella provincia di Vicenza”, Alla presentazione hanno partecipato anche Alessandro Moscatelli, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Vicenza, Francesco Rossi, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Padova, e Gaetano Crisafi, avvocato e presidente del Comitato per una Giustizia di Qualità di Vicenza. Presenti nella sala stampa anche i consiglieri regionali Mirko Patron (Forza Italia), Nicolò Maria Rocco (Riformisti Veneti in Azione), Morena Martini (Stefani Presidente) ed Eric Pasqualon (Unione di Centro).
“Il dibattito che nelle ultime settimane ha animato il territorio sul tema dell'organizzazione della giustizia, in particolare a Vicenza, ma non solo - ha ricordato il consigliere Maltauro - ha visto numerose prese di posizione da parte dei sindaci, richieste di audizione e un ampio confronto politico, fino ad arrivare alla discussione in Consiglio regionale e come capogruppo e rappresentante di Forza Italia, riteniamo doveroso assumere una posizione su un tema così rilevante per il Veneto. È vero che la Regione del Veneto non dispone di una competenza legislativa diretta in materia di organizzazione della giustizia. Tuttavia, il Consiglio regionale ha il compito di farsi portavoce delle esigenze del territorio e delle istanze provenienti dalle comunità locali. Il Veneto è una regione che vive di impresa, di lavoro e di competitività. Proprio per questo è fondamentale comprendere con precisione le necessità del nostro sistema economico e sociale, che richiede una giustizia efficiente, tempestiva e adeguatamente organizzata. Oggi il dato più preoccupante riguarda la carenza di personale negli uffici giudiziari. In media la scopertura si attesta intorno al 40%; il Tribunale di Vicenza supera questa soglia, mentre quello di Padova registra una carenza di circa il 30%. Si tratta di una criticità diffusa che interessa l'intero territorio regionale. La riforma che ha ridisegnato la geografia giudiziaria rispondeva a una logica di razionalizzazione della spesa e di maggiore efficienza organizzativa, anche attraverso una diversa gestione delle risorse umane. Oggi, però, è necessario verificare se tali obiettivi siano stati effettivamente raggiunti e se l'attuale assetto sia ancora in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, delle imprese e degli operatori della giustizia. E in questa direzione va la risoluzione che ho presentato, una posizione che non è contro nessuno, ma che ha una precisa finalità, esplicitata nel titolo: il rafforzamento dei presidi giudiziari del Veneto e la tutela dell’efficienza del servizio giustizia nella provincia di Vicenza. Con la risoluzione, si esorta il Governo e il Parlamento, che ogni eventuale progetto di istituzione di nuovi uffici giudiziari nel territorio veneto sia preceduto da una preventiva valutazione tecnico-organizzativa e da uno studio di impatto sugli organici, sui carichi di lavoro e sui tempi di definizione dei procedimenti degli uffici giudiziari interessati. È evidente che dobbiamo affrontare questo dibattito: prima sistemiamo ciò che abbiamo, una volta raggiunto un organico adeguato, potremo valutare la creazione di nuove istituzioni, pur sapendo che la tendenza va in una direzione diversa”.
“La scopertura che riguarda il Tribunale di Vicenza ha un carattere endemico - ha ricordato Alessandro Moscatelli, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Vicenza - ed è evidente che qualsiasi organizzazione umana complessa, quando deve adottare provvedimenti ed erogare un servizio, non può funzionare in modo efficace se manca oltre il 40% del personale. Per quanto riguarda l'organico dei magistrati, la situazione è migliorata, ma permangono carenze significative, ad esempio, nel personale di cancelleria e se manca una cancelleria completa ed efficiente, anche il risultato finale rischia di essere compromesso. Il tema della prossimità di questo tipo di servizio ai cittadini, a nostro avviso, rappresenta un falso problema. Ciò che conta davvero è garantire decisioni giuste, rese in tempi ragionevoli e con un elevato livello di qualità. Questo aspetto è particolarmente importante in relazione ai successivi gradi di giudizio: una decisione ben costruita in primo grado riduce il numero delle impugnazioni nei giudizi di Appello e di Cassazione. L'ipotesi di istituire un ottavo tribunale in Veneto va invece in direzione opposta: non riteniamo che questa scelta favorisca un servizio di maggiore qualità e frammentare ulteriormente il territorio non porterà necessariamente a migliorare la qualità delle decisioni. Credo che la politica debba avere la capacità di immaginare ciò che accadrà fra trent'anni, non limitarsi a rispondere alle esigenze del presente. La nostra convinzione è che l'accorpamento e la centralizzazione favoriscano la specializzazione sia degli avvocati sia dei magistrati, contribuendo così a un sistema giudiziario più efficiente e a decisioni di qualità superiore”.
“A Padova, la scopertura del personale si attesta intorno al 30% - ha evidenziato Francesco Rossi, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Padova - e si tratta di un dato stabile ormai da diversi anni. Nonostante gli sforzi compiuti per coprire i posti vacanti, le carenze rimangono. Il problema è strutturale: ad esempio, il Ministero dell'Economia e delle Finanze risulta più competitivo del Ministero della Giustizia nell'attrarre personale, e questo determina una scopertura ormai endemica. Per tali motivi, fatichiamo a credere all'ipotesi secondo cui il nuovo Tribunale della Pedemontana potrà contare su risorse aggiuntive. È difficile immaginare che vi siano nuove disponibilità di personale: con ogni probabilità, le risorse dovranno essere sottratte agli uffici già esistenti, facendo leva su presunti soprannumeri che, nella realtà, non esistono. Ritengo sia importante fare chiarezza su questo punto: l'istituzione del nuovo tribunale avrebbe conseguenze molto pesanti, non solo per Padova, ma soprattutto per Vicenza. Le risorse oggi disponibili sono già estremamente limitate e dovrebbero essere ulteriormente suddivise tra un ufficio giudiziario in più. La questione, però, non riguarda soltanto il personale. Il tema di fondo è: quale idea di giustizia vogliamo perseguire? Il valore prioritario deve essere la semplice prossimità del servizio al cittadino oppure una giustizia di qualità? Il Tribunale di Bassano del passato operava con un livello di organizzazione che oggi sarebbe impensabile: si parla inoltre di un organico di trentasei magistrati per il nuovo tribunale, un obiettivo difficilmente raggiungibile senza sottrarre risorse agli altri uffici e lo stesso vale per il personale amministrativo. Ma anche qualora quel livello di organico fosse raggiunto, rimane un altro problema: un tribunale di dimensioni ridotte non garantisce più le condizioni minime di efficienza richieste dalla giustizia moderna. Non esiste più la giustizia del pretore: oggi sono necessarie competenze altamente specialistiche e magistrati in grado di operare in settori sempre più complessi. Senza un'adeguata specializzazione, inevitabilmente, l'efficienza del sistema diminuisce. La giustizia del futuro deve guardare a un'organizzazione diversa, fondata sulla specializzazione, sull'efficienza e sulla qualità delle decisioni”.
Posizione ribadita anche dall’avvocato Crisafi: “Da dove dovrebbe provenire il personale dell’eventuale ottavo tribunale e della seconda corte d’appello? Quali magistrati vengono chiamati a farne parte? La qualità del servizio giustizia dipende dalla presenza di magistrati adeguatamente formati, con una solida esperienza maturata presso tribunali idonei a garantire un percorso professionale qualificato”.
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