Società e Costume
Martedì 26 Luglio 2011
E' unico nel genere, per i ciclisti
In Trentino il museo del paracarro
Si trova a Canezza il «Museo del paracarro», unico nel genere in tutto il mondo. È nato nel 2008 per iniziativa di Dario Pegoretti, appassionato cicloamatore ma, soprattutto, per 36 anni tecnico della Gestione strade per conto della Provincia Autonoma di Trento
Lettura 1 min.«Sono stati più di 4.000 i visitatori del museo fino a oggi e sono 186 i paracarri raccolti e messi a dimora nel museo. L'ultimo sarà inaugurato sabato 30 luglio: proviene dal Monte Bondone e sarà dedicato al giornalista Rolly Marchi» ha detto a Trento Pegoretti dopo la conferenza stampa per la manifestazione di cicloturismo d'epoca «Alpina». «L'idea mi è venuta un giorno del 2006, prima di andare in pensione, quando mi trovavo sul Passo dello Stelvio dove stavano buttando via dalla sede stradale i paracarri in pietra massiccia, perché fuori norma del 1959. Così mi venne in mente di raccoglierli per farne un'esposizione. Ogni paracarro oggi è dedicato a un campione di ciclismo ed è affiancato da un cippo di legno che riporta la strada di provenienza e il nome del ciclista a cui è associato».
Tanti paracarri provengono dal Trentino, dove per esempio c'è quello dedicato a Gimondi (un paracarro della SS 47 Valsugana), a Motta (esemplare della SP 12 di Vignola) a Merckx (paracarro della SS 47), a Saronni (paracarro della ss del Caffaro), a Moser, (SS 612 di Cembra).
«Ma tanti provengono anche dal resto del mondo - ha aggiunto orgoglioso Pegoretti - dalla Cambogia, dal Perù, dalla Corsica.
Quest'ultimo in particolare è dedicato a Attilio Bettega che vinse sull'isola prima di perirvi tragicamente».
L'ultimo arrivato proviene da Lourdes e per il momento non ha ancora un nome.
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