11 settembre: «La puntualità mi ha salvato la vita»

Lo scultore Angelo Gabriele Fierro, di Morbegno, si trovava a New York il giorno degli attacchi «Mi sarei dovuto incontrare col marito di mia nipote in una delle Torri: a un tratto il boato, ero ancora all’esterno»

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Morbegno

«Fossi arrivato poco prima o dopo all’appuntamento con il marito di mia nipote, nella prima torre colpita, dove Nick lavorava nel settore finanziario, probabilmente non sarei stato qui a raccontare ciò che di terribile ho visto davanti ai miei occhi. E lui, con una collega, è stato tra i sopravvissuti».

A ricordare i giorni drammatici dell’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001 è l’affermato scultore Angelo Gabriele Fierro, 85 anni, da sessanta residente a Morbegno, ex direttore dell’Ufficio delle Entrate, poi ispettore fiscale regionale e in pensione dal 2000, ma che sin da ragazzo ha coltivato la sua verve scultorea.

«Una volta ritiratomi dal lavoro - spiega l’artista - mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Brera e, a Milano, nel 2009, ho conseguito la laurea magistrale con 110 e lode. Poi mi sono iscritto alla Statale e nel 2012 mi sono laureato con la magistrale in Storia e critica dell’Arte, in Svizzera invece la laurea è stata in giornalismo e ho collaborato a siti di critica letteraria».

«Mi trovavo a New York per un’esposizione collettiva con altri sei colleghi, in programma dal 6 al 30 settembre, alla Papp Gallery al numero 560 di Broadway, a circa 500 metri dal luogo dell’attentato».

«Quella mattina, alle 8.45, mi stavo incamminando verso il distretto finanziario. Nick, il marito di mia nipote Michelle, lavorava al 27° piano, poi io e lui avremmo pranzato all’84°. Ci saremmo dovuti incontrare alle 9, io ero puntualissimo».

A un certo punto Fierro, mentre è a piedi a non molta distanza, sente un forte boato.

«Vedevo tutta la gente in strada che guarda all’insù - rievoca - e d’istinto lo faccio pure io. Si vede un aereo che s’è infilato in una torre, proprio quella dove ero atteso. Mi blocco e come tanti americani penso a un incidente, a un errore umano. Trascorrono soltanto 10 minuti e un altro velivolo si schianta contro la seconda torre gemella. A quel punto realizziamo che, invece, deve essersi trattato di un attentato. Si saprà poi che a compierlo sono stati 4 islamici che si erano preparati alla guida in strutture statunitensi. Gli americani hanno insegnato agli autori della strage, che per numero di vittime è paragonabile solo alla sanguinosa guerra in Vietnam».

Fierro spiega che cerca di mettersi in contatto con Nick, ma che non funziona più nulla: i cellulari sono in tilt, le linee telefoniche saltate, c’è un fuggi fuggi generale, una calca impressionante, il terrore dipinto sui volti delle persone che scappano in preda al panico.

«Il primo taxi che ho trovato mi ci sono infilato dentro e mi sono fatto portare a casa di mia nipote - dichiara lo scultore morbegnese - da dove alla tv abbiamo seguito i programmi con angoscia perché non riuscivamo a metterci in contatto con suo marito, si temeva il peggio».

«Eravamo disperati di fronte a quelle immagini terrificanti che scorrevano sugli schermi e il numero dei morti che cresceva di ora in ora. Ho chiamato mia moglie e gli amici Laura Russo, collega di lei, e suo marito il geometra Enrico Marchesini, ex sindaco di Forcola, per dire loro di accendere la tv per sapere cosa stava succedendo negli Usa. Erano le 15 in Italia».

«Quando a sera è comparso sull’uscio di casa Nick è stata una festa, tanti gli abbracci e le lacrime. Ad accompagnarlo suo fratello pompiere che lo aveva tirato fuori dalla torre, prima del crollo. Il giorno dopo partecipai a una messa per ringraziare il Signore che ci aveva risparmiati e rafforzare la nostra fede in Dio».

L’artista, che ama scolpire nelle rocce dando vitalità ai volti, quasi a volerli proiettare nell’immensità del cosmo, anni fa realizzò una scultura a Filorera, Val Masino, che è stata pure al centro di uno spot di successo di Gucci. Non ha più ritirato le sue sculture in esposizione alla Papp Gallery.

«Appena ho potuto, al primo aereo per l’Italia - racconta Angelo Fierro - mi sono imbarcato per rimpatriare. Per 3 mesi ho avuto seri problemi: non riuscivo a chiudere occhio di notte. Non so ancora come abbia fatto a cavarmela, senza l’aiuto di un bravo psicologo».

«Anche in aeroporto, prima della partenza, ci furono avvisi ai viaggiatori su possibili nuovi attentati. Durante il volo, tanto avevo paura, dissi a una hostess che un aereo mi sembrava stesse venendoci addosso, di avvisare subito i piloti. Da allora solo nel giugno 2025 sono tornato a vedere cosa c’è oggi nel luogo delle esplosioni».

E una volta tornato in Valtellina, utilizzando un blocco di quarzo comune del passo di San Marco, sopra Albaredo, ha realizzato una statua che raffigura il volto di una donna: vuole esprimere la sofferenza patita da New York e l’ha donata all’Italian American Museum, la cui sede è là, oltre l’Oceano. Per ricordare quelle ore di buio fitto della storia mondiale.

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