Cosio, l’addio della dottoressa ai suoi pazienti: «Ho provato a fare del mio meglio»

Il medico spiega le motivazioni della scelta e ringrazia la comunità. Sottolinea l’importanza dell’ascolto e del legame umano nella cura.

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Cosio Valtellino

Una lettera di addio che va oltre il semplice saluto. Parole che raccontano un anno di lavoro, le relazioni costruite, le difficoltà incontrate e, soprattutto, il valore umano di una professione. È piena di significato e rappresenta un gesto di grande professionalità e umanità la lettera che la dottoressa di base di Cosio Valtellino, Sara Lapolla, ha voluto trasmettere ai propri pazienti al termine della sua esperienza professionale in Valtellina. Una testimonianza non comune, proprio perché indirizzata direttamente alle persone incontrate durante il suo percorso e capace di mettere in evidenza non soltanto la professione, ma anche il rapporto umano che nasce quotidianamente negli ambulatori e nei luoghi di cura.

«Non avrei immaginato, fino a poco tempo fa, di trovarmi a scrivere queste righe, ma sento di doverle», esordisce la dottoressa nella lettera. Poi il racconto di un anno che, scrive, le ha insegnato molto più di quanto avrebbe mai immaginato. Un arrivo in Valtellina maturato attraverso coincidenze, scelte e variabili e che, inizialmente, non sembrava destinato ad assumere un significato così importante. È però soprattutto una riflessione sul significato della professione quella che emerge dalle sue parole. «Ho imparato quanto un atto di cura non si esaurisca nella scienza, nella diagnosi e nelle terapie, ma passi anche attraverso l’ascolto, la fiducia, i sorrisi e, purtroppo, a volte, anche attraverso gli addii». Una frase che racchiude il senso più profondo della testimonianza: il rapporto tra medico e paziente non è fatto soltanto di prestazioni e percorsi clinici, ma anche di ascolto e di relazioni che possono lasciare un segno da una parte e dall’altra.

Nella lettera Lapolla fornisce anche le motivazioni alla base della scelta di terminare questa esperienza: «La decisione di andare via nasce da circostanze e da incompatibilità professionali che hanno reso impossibile continuare questo percorso con la serenità con cui credo debba essere svolto il nostro lavoro, ma vado via con la certezza di aver provato, in ogni situazione, a fare del mio meglio». Un congedo, dunque, non polemico, ma affidato soprattutto alla gratitudine per l’esperienza vissuta.

Nella parte finale della lettera c’è infatti il ringraziamento alla comunità che l’ha accompagnata durante questo tratto di strada. «Lontana da casa, qui mi sono sentita accolta», scrive la dottoressa, rivolgendosi ai pazienti, all’amministrazione comunale di Cosio Valtellino e ai colleghi con cui ha avuto la possibilità di collaborare. Lapolla ha poi aggiunto una frase che restituisce il valore personale attribuito a questa esperienza: «Una parte di me sarà sempre legata a questo primo tratto di strada percorso insieme». Il pensiero conclusivo è ancora rivolto ai pazienti: «Spero di essere riuscita a far sentire ciascuno di voi ascoltato e compreso e che mi ricorderete con un sorriso, proprio come io ricorderò voi». In un’epoca nella quale il rapporto tra cittadini e sanità è spesso raccontato attraverso problemi, difficoltà organizzative e carenze, questa lettera offre una prospettiva diversa: quella in cui il legame umano ha ancora un valore.

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