Cronaca / Morbegno e bassa valle
Sabato 20 Giugno 2026
Donna annegata nel laghetto del Moss, si indaga sulle cause
La ricognizione cadaverica conferma l’asfissia da annegamento per la giovane pakistana ritrovata in acqua a venerdì sera. Ipotesi scivolata e shock termico
Lettura 2 min.Valmasino
Arresto cardiocircolatorio per asfissia da annegamento, è il responso della ricognizione cadaverica sulla salma della donna pakistana, 26 anni, ritrovata priva di vita nella pozza del laghetto del Moss di Filorera, in Val Masino, venerdì sera.
Questa mattina, nell’obitorio dell’ospedale di Sondrio, è stata effettuata la ricognizione cadaverica da parte del medico necroscopo Antonino Gallucci, cui farà seguito, nella giornata di mercoledì, l’autopsia disposta da Stefano Latorre, sostituto procuratore della Repubblica di Sondrio.
L’intento è quello di approfondire le cause di questo decesso avvenuto verosimilmente per cause accidentali. Di una scivolata in acqua nei pressi della pozza potrebbe essersi trattato.
Non si esclude, in particolare, la possibilità che sia intervenuto un malore, magari dovuto allo shock termico provocato dall’immersione nell’acqua gelida del laghetto, e a questo fa pensare anche il fatto che la donna è stata rinvenuta con parecchia acqua nei polmonamento.
Quel che è da escludersi è che la morte sia sopraggiunta a seguito di un gesto volontario, perché la donna era felice, da poco arrivata a Filorera di Val Masino, non più di una settimana fa, ricongiunta finalmente al marito, 31 anni, anch’egli pakistano, che vive e lavora da alcuni anni all’albergo pizzeria Sasso Remenno di Filorera. Un giovane benvoluto, inserito e apprezzato per il suo impegno sul lavoro e che, da poco, aveva preso in affitto un appartamento a Filorera da condividere con la moglie.
Non c’era motivo che potesse spingerla a compiere un gesto estremo. Semplicemente, intorno alle 19 di venerdì, quando i tantissimi bagnanti che ne avevano frequentato le rive per tutta la giornata se ne sono andati, è uscita di casa e si è diretta verso lo specchio d’acqua cristallino per prendere un po’ di fresco e bagnarsi in tutta riservatezza, come è nella sua cultura.
Ha posato le ciabatte e il marsupio contenente le chiavi di casa e il cellulare sui sassi granitici a riva, ed è scesa in acqua vestita, come da usanza delle popolazioni musulmane, con abiti lunghi. Cosa sia accaduto dopo non è dato sapere proprio perché nessuno era sul posto ed ha visto nulla. Solo alcuni passanti, giunti al laghetto poco dopo le 19, hanno visto sul fondo della pozza del medesimo, alta fra i 2,5 e i tre metri, un corpo inabissato ed hanno lanciato subito l’sos.
Sul posto sono giunti i soccorritori di Areu, l’Agenzia regionale dell’emergenza e urgenza, i vigili del fuoco di Morbegno e, da Sondrio, è partito anche il Soccorso speleo alpino fluviale con autoscala al seguito, presenti per i rilievi di rito anche i carabinieri di Ardenno.
La donna è stata riportata a riva quanto prima dai vigili del fuoco, ma nulla è stato possibile fare per salvarla. Era già priva di vita.
Subito è stato informato il magistrato di turno, il sostituto procuratore Stefano Latorre, che ne ha disposto il trasferimento in obitorio a Sondrio attuato dalle onoranze funebri San Giovanni di Morbegno, mentre i carabinieri si sono attivati per risalire all’identità della donna.
Non ci è voluto molto a capire che si trattato della moglie del pizzaiolo pakistano da alcuni anni in paese, informato e chiamato ad effettuare il riconoscimento della moglie. Un momento molto delicato per un uomo straziato dal dolore. Per pochissimi giorni ha avuto la moglie accanto a sé, perché il destino li ha purtroppo subito separati. La donna era attesa la prossima settimana in Comune per prendere la residenza a Val Masino, la cui comunità è rimasta molto scossa da questa tragedia.
Ora non resta che attendere gli esiti dell’autopsia per avere maggiori ragguagli sull’accaduto.
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