Minacce al centro islamico, indagini tra telecamere e celle telefoniche

A Morbegno i carabinieri cercano immagini utili, ma gli impianti privati della zona presentano problemi. Al vaglio anche le riprese della videosorveglianza pubblica e i dati dei telefoni agganciati alle celle nelle ore dell’intimidazione. Il Centro islamico valuta l’installazione di un proprio sistema di sicurezza.

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Morbegno

Non è facile avviare un’indagine, quando nell’area dove è presente il Centro culturale islamico di Morbegno, nel fine settimana finito al centro di pesanti atti intimidatori, le poche attività commerciali esistenti o sono prive di sistemi di videosorveglianza, oppure quelli esistenti non sono funzionanti. Anche perché da tempo i titolari delle aziende commerciali operanti nei due piazzali non le controllavano e soltanto quando, in queste ultime ore, i carabinieri hanno chiesto di consegnare i filmati ci si è resi conto che la registrazione aveva dei problemi.

Ora si sta cercando di sbloccare i nastri, per verificare se abbiano registrato qualcosa di utile ai fini delle indagini affidate ai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Sondrio, con il supporto dei colleghi della caserma di Morbegno. Ma, nel frattempo, si guarda anche in altre direzioni. C’è la convinzione, negli investigatori e fra diversi frequentatori di quella che viene definita moschea, che chi ha agito sia giunto sul posto con la testa di maiale mozzata caricata su un’auto e non certo a piedi, in relazione al peso della stessa.

Ecco perché chi indaga è impegnato ad acquisire le immagini delle telecamere del sistema di sorveglianza pubblica, posizionate nelle vicinanze delle rotonde più vicine al luogo in cui è stato commesso l’episodio, forse a sfondo xenofobo.

Al di là dell’attesa degli eventuali filmati di esercizi commerciali privati, alcuni dei quali tra l’altro non particolarmente soggetti a rischi di razzie notturne, ecco perché poco monitorati dai proprietari, si fa tanto affidamento sulle telecamere pubbliche. A quell’ora della mattina, così presto, è facile immaginare che nella zona il traffico fosse molto scarso, non certamente congestionato come, invece, può talvolta accadere in orari di punta.

E, inoltre, l’indagine si concentra anche sul possibile aiuto che può derivare dai gestori telefonici, per le celle in zona che hanno “catturato” prima dell’alba e a ridosso i numeri dei telefonini attivi in quelle ore. Tutti oggi, infatti, si muovono con almeno un cellulare in tasca e ciò, inevitabilmente, lascia una traccia del proprio passaggio, anche quando non si parla con un interlocutore.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore della Repubblica di Sondrio, Piero Basilone, non si presenta facile, ma non è neppure da pensare che sia da montagne russe, alla luce pure delle capacità di chi è chiamato a fare piena luce sul grave episodio. Poi i militari scandagliano anche fra i possibili informatori, in grado di fornire indicazioni su chi, animato da grande ostilità verso gli appartenenti alla religione musulmana, potrebbe essersi reso responsabile di un tale atto, duramente condannato dal sindaco di Morbegno e da numerosi cittadini aperti al dialogo con la comunità islamica nell’ottica di una civile convivenza.

«Non ci è stato segnalato alcunché per ora - spiega il vice presidente del Centro islamico Abdelmoula Taozari, residente a Morbegno e di professione fabbro - ma come ha dichiarato il presidente siamo fiduciosi sull’esito dell’attività investigativa. Siamo convinti che presto arriveranno i risultati. Nel frattempo non escludiamo di ricorrere, a breve, all’installazione di un sistema di videosorveglianza a protezione della nostra struttura autorizzata a operare».

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