Morbegno, chiusura del Ppi: Asst spiega la riorganizzazione, ma i cittadini restano preoccupati

La sperimentazione partirà a dicembre e durerà un anno. Durante il confronto pubblico in municipio, sono state illustrate le nuove modalità di gestione delle emergenze e dell’assistenza notturna. Il Comitato «Salviamo la nostra sanità» contesta la decisione e annuncia che proseguirà la mobilitazione

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Morbegno

Chiusura notturna del Punto di primo intervento: Asst illustra la riorganizzazione, ma restano le preoccupazioni dei cittadini. La chiusura notturna del Punto di primo intervento di Morbegno, prevista da dicembre nell’ambito di una sperimentazione di un anno, è stata al centro della diretta streaming organizzata giovedì sera da Asst Valtellina.

Un confronto pubblico per illustrare il nuovo modello assistenziale, ma che ha lasciato aperti diversi interrogativi, soprattutto tra i cittadini contrari alla modifica. A moderare l’incontro in municipio il sindaco Patrizio Del Nero. «Dare fiducia al percorso non significa concedere una delega in bianco», ha precisato il primo cittadino, chiedendo garanzie per la copertura delle emergenze nelle 24 ore e verifiche costanti, possibilmente settimanali, sui risultati della sperimentazione, con dati condivisi con la Conferenza dei sindaci.

Per Asst sono intervenuti il direttore generale Ida Ramponi, il direttore sanitario Claudio Barbonetti, il direttore della struttura complessa di Pronto soccorso e Medicina d’urgenza Raniero Spaterna, il direttore di Areu Lorenzo Marconi, la responsabile dei servizi sociosanitari Roberta Trapletti e il direttore del distretto sociosanitario della Bassa Valtellina Lorenzo Grillo della Berta. Ramponi ha inquadrato la modifica come parte di una riorganizzazione territoriale, mentre Spaterna ha ricordato che Morbegno dispone di un Punto di primo intervento, non di un Pronto soccorso, privo di strutture di ricovero e di tutte le risorse diagnostiche necessarie per affrontare le emergenze maggiori.

Da qui la scelta di «portare le competenze avanzate direttamente sul luogo dell’emergenza». L’obiettivo dall’azienda «è riorganizzare la risposta sanitaria sul territorio, distinguendo le emergenze, da affidare al sistema Areu con personale medico e mezzi attrezzati, dai bisogni non urgenti, che continueranno a trovare assistenza attraverso la continuità assistenziale e la Casa di comunità».

Marconi ha illustrato il ruolo della rete Areu, che garantirà un’automedica notturna con medico esperto in emergenza-urgenza. In caso di mezzo già impegnato, potranno intervenire le altre automediche H24 di Sondrio e Colico. La riorganizzazione prevede la trasformazione dell’attuale mezzo infermieristico H24: sarà operativo per 12 ore di giorno come auto infermieristica e per 12 ore di notte come automedica con medico a bordo.

Per i problemi non urgenti il riferimento sarà invece il 116-117, numero della continuità assistenziale, la ex guardia medica. Trapletti ha spiegato che il servizio potrà fornire consulenze telefoniche, prescrizioni, televisite e, quando necessario, visite ambulatoriali nella Casa di comunità o domiciliari. «Il 112 attiva l’emergenza, il 116-117 risponde ai bisogni non urgenti», ha chiarito. Il Comitato «Salviamo la nostra sanità» e i cittadini hanno lamentato innanzitutto il limite di cento partecipanti alla diretta.

Si contesta anche la riduzione a dodici ore del servizio infermieristico e sollevando dubbi sulla copertura dei reparti ospedalieri durante la notte. Il timore riguarda inoltre il possibile sovraccarico del Pronto soccorso di Sondrio e la gestione di chi oggi si presenta autonomamente al Ppi per problemi di minore gravità: si contesta soprattutto la perdita di un punto di riferimento fisico nelle ore notturne.

Il Comitato proseguirà la petizione online contro la chiusura notturna e i residenti della Bassa Valle stanno valutando iniziative di protesta. Da parte di Asst è stato annunciato un percorso di informazione alla cittadinanza in vista dell’avvio della sperimentazione a dicembre.

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