Cronaca / Morbegno e bassa valle
Sabato 07 Novembre 2026
Morbegno, in piazza contro la chiusura notturna del Punto di primo intervento
Nonostante la pioggia, il comitato «Salviamo la nostra sanità» è sceso in piazza per contestare la riorganizzazione del servizio, che dal 1° dicembre prevede la chiusura dalle 20 alle 8. Mercoledì prossimo alle 20.30 assemblea pubblica all’istituto Saraceno-Romegialli
Lettura 2 min.Morbegno
La pioggia non ha fermato la prima iniziativa pubblica del comitato popolare “Salviamo la nostra sanità” che questa mattina ha allestito un presidio informativo tra piazza Sant’Antonio e l’imbocco di via Garibaldi, a Morbegno, per portare all’attenzione dei cittadini le ragioni della no alla chiusura notturna del Punto di primo intervento.
Una presenza sul territorio per spiegare le conseguenze della riorganizzazione annunciata da Asst Valtellina e Alto Lario che dal prossimo 1° dicembre prevede l’apertura del servizio dalle 8 alle 20, con l’interruzione dell’attività nelle ore notturne, e per raccogliere le preoccupazioni di una comunità che teme di perdere un riferimento sanitario importante.
A illustrare le richieste del comitato è Laura Del Fedele,che ribadisce con decisione la necessità di mantenere l’attuale organizzazione del presidio. «Siamo assolutamente contrari alla chiusura del Ppi dalle 20 alle 8, perché significherebbe togliere la presenza medica fissa durante la notte. L’automedica può certamente rappresentare un servizio utile, ma deve essere aggiuntiva rispetto a quello già esistente, non sostitutiva. Un presidio aperto 24 ore su 24 è indispensabile per garantire una risposta ai casi di media e bassa intensità, che oggi possono rivolgersi direttamente alla struttura di Morbegno».
Il timore riguarda anche le possibili ripercussioni sul pronto soccorso di Sondrio, già alle prese con difficoltà organizzative e carenze di personale. «I circa 2.300 accessi al Ppi di cui si parla non scompariranno: con la chiusura notturna, molti cittadini dovranno necessariamente rivolgersi altrove, con il rischio di aumentare ulteriormente la pressione sulle strutture vicine. Per questo chiediamo che il Punto di primo intervento rimanga aperto 24 ore su 24, come avviene oggi».
Tra le questioni sollevate durante il presidio c’è anche quella della comunicazione ai cittadini e del percorso che ha portato alla decisione. Monia Mazzoni, portavoce del comitato, richiama la necessità di maggiore trasparenza e di un confronto preventivo con il territorio e con le categorie coinvolte. «Il problema non è soltanto la sperimentazione in sé. I cittadini dell’intero mandamento di Morbegno avrebbero dovuto essere informati per tempo, almeno sei mesi prima, di un cambiamento così significativo. Una riorganizzazione di questa portata richiedeva un percorso di condivisione, anche con i sindacati e con chi lavora quotidianamente nei servizi sanitari».
Mazzoni pone inoltre l’accento sulla reale disponibilità dei mezzi di soccorso, chiedendo garanzie precise e messe nero su bianco sulla presenza di un’ulteriore automedica, effettivamente stazionata a Morbegno, oltre a quelle già operative sul territorio. Un aspetto sul quale, secondo il comitato, permangono interrogativi che meritano risposte puntuali. La mobilitazione di ieri è stata anche l’occasione per annunciare il prossimo appuntamento pubblico. Mercoledì della prossima settimana, alle 20.30, nell’aula magna dell’istituto Saraceno-Romegialli, si terrà un’assemblea informativa aperta alla cittadinanza. A
partecipare alla mobilitazione anche Francesco De Meo. «È importante che le persone conoscano nel dettaglio ciò che sta cambiando, perché non si tratta di una modifica marginale, ma di una scelta che riguarda la possibilità di accedere a un presidio sanitario durante tutta la notte. Vogliamo informare la popolazione e mettere i cittadini nelle condizioni di comprendere quali saranno i servizi disponibili e quali, invece, verranno meno».
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