Morbegno, petizione online contro la chiusura notturna del Ppi: «La salute non può avere un orario»

Il comitato “Salviamo la nostra sanità” chiede di mantenere il Punto di primo intervento aperto 24 ore su 24, contro la riorganizzazione prevista da dicembre. Secondo i promotori, circa 2.300 persone all’anno si rivolgono al servizio di notte e la chiusura rischia di penalizzare soprattutto chi vive nelle zone montane e nelle valli laterali.

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Morbegno

Una petizione online per fermare la chiusura notturna del Ppi (Punto di primo intervento) dell’ospedale di Morbegno e chiedere che il servizio continui a funzionare 24 ore su 24. È la nuova iniziativa del comitato , “Salviamo la nostra sanità” della Bassa Valle, che tante battaglie ha ingaggiato in questi anni: da mercoledì sera ha avviato la raccolta firme “No alla chiusura del Ppi di Morbegno“ su Change.org, aggiungendo un nuovo fronte di mobilitazione alle preoccupazioni già espresse da cittadini e sindacati e alla manifestazione di piazza che si sta organizzando sui social. Al centro della contestazione c’è la riorganizzazione prevista da dicembre, decisa da Asst d’intesa con la Conferenza distrettuale dei sindaci della Bassa Valle. Il Ppi sarà operativo dalle 8 alle 20, mentre di notte resterà chiuso. Al suo posto per le emergenze sul territorio è prevista la presenza di un mezzo di soccorso medicalizzato, con medico a bordo. I

n caso emergenze gravi i cittadini dovranno chiamare come sempre il 112; per i problemi non urgenti sarà invece disponibile il numero 116-117. È proprio sulla continuità dell’assistenza sanitaria nelle ore notturne che si concentra la petizione, secondo cui la riorganizzazione rischia di penalizzare soprattutto chi vive nelle zone più distanti dai principali presidi ospedalieri. «La salute è un diritto fondamentale di ogni cittadino, indipendentemente dall’ora del giorno o della notte», si legge nel testo, che chiede di mantenere il Punto di primo intervento aperto 24 ore su 24. Il comitato richiama anche i numeri dell’attività svolta: circa 2.300 persone all’anno si sarebbero rivolte al Ppi durante la notte. «A loro sembrano poche?», domandano i promotori, che temono un aumento degli accessi al Pronto soccorso di Sondrio, già spesso sotto pressione. La riduzione degli orari, sostengono, rischia inoltre di creare difficoltà alle persone che abitano nelle aree montane e nella valli laterali meno facilmente raggiungibili. Nel documento viene contestata anche la presentazione dell’automedica notturna come soluzione sostitutiva.

«Sino al 28 febbraio 2017 avevamo un Pronto soccorso h24 e pure l’automedica», ricorda il Comitato, facendo riferimento alla precedente organizzazione del servizio. La petizione richiama inoltre l’iniziativa delle 25 amministrazioni del mandamento che, nel 2017, sollecitate allora proprio dal comitato, chiesero un Pronto soccorso alpino di rinforzo. Da qui l’appello alle autorità regionali e locali affinché riconsiderino la decisione e garantiscano una copertura sanitaria continuativa. La richiesta conclusiva è esplicita: nessuna riduzione degli orari e mantenimento del Ppi aperto giorno e notte. «Investire nella salute significa investire nel futuro della nostra comunità, assicurandoci di non abbandonare nessuno nel momento del bisogno», scrivono i promotori, invitando i cittadini a firmare la petizione. Il messaggio scelto per sostenere la mobilitazione riassume la loro posizione: «La salute non può avere un orario».

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