Cronaca / Morbegno e bassa valle
Mercoledì 09 Settembre 2026
Quattro nuovi diaconi dalla provincia di Sondrio, terra di vocazioni
Sabato l’ordinazione in Duomo a Como. Bongio e Piasini sono valchiavennaschi, Sosio di Semogo. E poi c’è il missionario Fabiano, originario di Caspoggio
Lettura 2 min.Sondrio
Non accadeva da diversi anni che tutti i candidati all’ordine sacro fossero originari della provincia di Sondrio. Sarà così, invece, questo sabato: l’appuntamento è per le 10 in Duomo a Como, con il cardinale Oscar Cantoni che consacrerà quattro nuovi diaconi transeunti, ossia in cammino verso il sacerdozio.
Tre si sono formati all’interno del Seminario vescovile lariano, sul colle di Muggiò. Uno, invece, ha scelto la strada della Società delle missioni africane. Comune a tutti, per l’appunto, la provenienza: due dalla Valchiavenna, uno dalla Valmalenco e uno dal Bormiese.
Gli anni Duemila
I più giovani sono figli - a tutti gli effetti - degli anni Duemila, entrati in Seminario subito dopo la fine delle superiori. Si tratta di Lorenzo Bongio, nato nel 2001 e originario della parrocchia di Sant’Abbondio a Borgonuovo di Piuro, e del coscritto Emanuele Sosio, della parrocchia di Sant’Abbondio a Semogo.
Entrambi, dopo l’anno di propedeutica a Piazza Santo Stefano (Como), hanno vissuto esperienze pastorali lontani dalle proprie terre d’origine: Lorenzo è stato ad Albate e Muggiò per due anni, poi a Cernobbio per un secondo biennio e, per finire, negli ultimi mesi a Bellagio, dov’è stato anche Emanuele nel corso del proprio ministero da seminarista, oltre che a Maccio di Villaguardia e San Fedele Intelvi.
Più grande, invece, è Paolo Piasini, nato nel 1992 e originario della parrocchia di San Fedele a Chiavenna. Nel suo caso, l’ingresso in Seminario non è avvenuto subito dopo gli anni delle superiori, ma in seguito alla laurea in Chimica all’università dell’Insubria e a un’esperienza lavorativa.
Svolto l’anno di propedeutica a Piazza Santo Stefano, ha iniziato il proprio cammino di formazione teologico-filosofica a Como, affiancando le esperienze pastorali a Valmorea, per due anni, e a Dubino, per un anno, mentre nell’ultimo biennio è stato a Marchirolo e Cugliate-Fabiasco, nelle Valli Varesine.
L’esperienza
Completa il gruppo degli ordinandi diaconi Anselmo Fabiano, classe 1999, originario della parrocchia di San Rocco a Caspoggio. Dopo il diploma al liceo scientifico Donegani di Sondrio, ha iniziato la propedeutica a Piazza Santo Stefano e ha proseguito la formazione nel Seminario di Como fino al 2021, quando ha scelto di dedicarsi totalmente alla missione “ad gentes”.
Proprio in quell’anno, infatti, è entrato nella comunità della Società delle missioni africane (Sma), iniziando un percorso che lo ha portato in Repubblica Centrafricana, in Benin e in Egitto. Domenica scorsa ha emesso il giuramento definitivo nella Sma e, dopo l’ordinazione diaconale, il 30 settembre rientrerà in Egitto.
Come detto, questo sabato in Cattedrale a Como risuonerà l’“Eccomi” dei quattro candidati, sostenuti dalle rispettive comunità d’origine, ma anche dai tanti amici e da quanti hanno incontrato durante il percorso di formazione in Seminario. Tutta valtellinese anche l’équipe dei superiori, a partire dal rettore, il morbegnese don Alessandro Alberti, oltre al vicerettore, don Gianluca Salini, originario di Ardenno, e al padre spirituale, don Alberto Erba, di Sondrio.
I tre futuri diaconi diocesani, in particolare, come da tradizione il 31 agosto, dopo il pontificale del patrono Sant’Abbondio, hanno prestato il proprio giuramento nella cappella vescovile, di fronte al cardinale Cantoni che ha indicato loro la strada della comunione con il popolo di Dio, con il vescovo e con i presbiteri.
È proprio nel servizio agli altri che si concentra il senso del ministero diaconale. «Lavorare per il Signore e per il bene dei fedeli, non per la propria affermazione», le parole del presule, che ha anche condiviso un tratto della propria vita presbiterale: «Ho cercato di volere bene a tutti».
Il diaconato è ministero che, nelle parole del cardinale Cantoni, ha al centro «l’amore di Dio, che passa attraverso la Parola e i sacramenti», insieme alla mitezza, all’amore e al perdono.
Come motto dell’ordinazione, i candidati hanno scelto una frase di San Paolo (2Cor 4,7): “Abbiamo un tesoro in vasi di creta”, immagine che richiama la grandezza della chiamata affidata all’umanità e alla fragilità di ciascuno.
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