Cronaca / Morbegno e bassa valle
Giovedì 09 Aprile 2026
Scialpinismo: in primavera attenzione a neve bagnata e strati deboli, i consigli
Con l’aumento delle temperature e le giornate più lunghe, lo scialpinismo primaverile nasconde insidie pericolose. L’esperienza non basta. I consigli delle Guide alpine
Sondrio
Con l’arrivo della primavera, lo scialpinismo entra in una delle fasi più affascinanti della stagione: giornate più lunghe, temperature miti e la possibilità di raggiungere quote elevate, anche su itinerari più complessi. Ma è anche un periodo che richiede attenzione e capacità di lettura dell’ambiente. A sottolinearlo è Davide Spini, istruttore morbegnese delle Guide alpine italiane, che invita a evitare facili semplificazioni: «La primavera è probabilmente la stagione più favorevole, ma non per questo priva di rischi».
Se da un lato il manto nevoso tende a stabilizzarsi grazie all’irraggiamento solare e al rialzo delle temperature, dall’altro emergono criticità tipiche di questa stagione. «Il problema più intuitivo è quello della neve bagnata, ma non è l’unico», spiega Spini, ricordando la possibile presenza di strati deboli persistenti, come brina di profondità o cristalli sfaccettati, talvolta difficili da individuare. Si tratta di situazioni «a bassa probabilità, ma dalle conseguenze potenzialmente molto gravi», soprattutto su pendii ripidi o in terreno complesso.
Fondamentale è osservare i segnali sul terreno. «La presenza di valanghe recenti è uno degli indicatori più evidenti di instabilità», sottolinea l’istruttore, in particolare quando si trovano su versanti con esposizione e inclinazione simili a quelli che si intende percorrere. Altri campanelli d’allarme sono i rumori di assestamento, i cosiddetti “whumpf”, e la comparsa di fessurazioni nel manto nevoso. I test di stabilità possono fornire indicazioni utili, ma con cautela: «Affidare la scelta al mero risultato di un test è una semplificazione molto pericolosa», soprattutto per chi ha poca esperienza.
La pianificazione gioca un ruolo chiave, soprattutto negli itinerari più complessi: partire presto e mantenere un adeguato margine di tempo consente di gestire eventuali imprevisti e l’evoluzione delle condizioni della neve. In salita è preferibile scegliere linee sicure, su pendii meno ripidi o lungo dorsali e creste, così da raccogliere informazioni utili senza esporsi eccessivamente. In discesa, se le condizioni lo consentono, si può affrontare qualche tratto più ripido, ma sempre con metodo e disciplina: «Affrontare i pendii uno alla volta, da zona sicura a zona sicura, riduce l’esposizione e aumenta la sicurezza del gruppo».
Esperienza e osservazione continua restano elementi fondamentali, ma non bastano se utilizzati in modo automatico o basati solo sull’abitudine. «Basarsi solo sull’esperienza può essere pericoloso», avverte Spini, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici che rendono meno prevedibili le condizioni. Attenzione anche ai falsi sensi di sicurezza: «La presenza di altre persone crea spesso una scorciatoia mentale che ci fa sottovalutare il rischio».
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