Sondrio, le aule del catechismo intitolate ad Alberto Gianoli

Emozione e commozione alla Beata Vergine del Rosario di Sondrio, dove le rinnovate aule di catechismo sono state intitolate alla memoria di Alberto Gianoli

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Sondrio

Parlare di gioia e di festa è innegabilmente bello: è un’espressione di comunità, di condivisione, di amicizia. Farlo in certi periodi della vita non è, tuttavia, semplice.

«Potreste chiedermi: proprio oggi ci parli di gioia, a un anno dalla scomparsa, così improvvisa, di Alberto? Proprio oggi, all’indomani dei funerali a Tirano di un ragazzo di diciotto anni morto in moto? Proprio oggi, alla vigilia dell’ultimo saluto a un papà e una mamma di Morbegno? Quando pensiamo a certe cose, è vero, ci rattristiamo e ci si spezza il cuore».

Eppure, «se ascoltiamo bene le parole della prima lettura, il profeta Isaia ci dice una cosa bellissima: se noi entriamo nella gioia di Dio - che non è assenza di problemi, sia chiaro, ma trasfigurazione delle nostre fatiche -, lui asciugherà le lacrime su ogni nostro volto».

La ricorrenza

Don Christian Bricola, arciprete di Sondrio, ha trovato le parole giuste ieri mattina alla Beata Vergine del Rosario, durante la festa patronale, per riempire una ferita ancora molto aperta. Vale a dire la morte di Alberto Gianoli, nostro collega giornalista e insegnante, mancato improvvisamente a quarant’anni il 10 ottobre del 2025.

Proprio a Gianoli ora sono intitolate le aule al primo piano della struttura parrocchiale attigua alla chiesa: una scelta - quella della Comunità pastorale cittadina - davvero sentita e decisamente azzeccata. Perché qui Alberto è cresciuto, ha mosso i primi passi da animatore e catechista e ha anche dato il via all’associazione Noi per la gestione del Centro giovanile “Don Giovanni Maccani”.

Tornando all’omelia della messa, in cui è stato ricordato anche lo storico parroco don Silverio Raschetti nel secondo anniversario della morte, don Bricola ha ricordato che «il Signore riesce a curare ogni nostro lutto e a fare in modo che, nonostante un dolore grandissimo, possa tornare il sorriso sul nostro volto. Questa è la sua Pasqua, in cui la morte diventa vita, il buio muta in luce, la tristezza diventa gioia».

Proprio sulla gioia del Signore si è soffermato l’arciprete, che ha concelebrato con don Mirco Sosio. E ha fatto un esempio molto concreto: «Un vaso da riempire con dei sassi grossi, con della ghiaia e con della sabbia fine. Se versiamo subito la sabbia, non c’è più spazio per i sassi, che rappresentano la gioia grande che ci offre Dio. Davvero, se mettiamo il Signore al primo posto, poi ci sta anche tutto il resto».

Il nostro collega Gianoli era fortemente convinto di tutto questo: una fede granitica, parlando appunto di massi e di pietre, sempre in grado di stupirsi e di meravigliarsi di fronte a tutto ciò che di bello ha vissuto in quarant’anni di vita. Lo hanno ricordato anche i membri del gruppo giovani che, al lunedì, si incontrano per un momento di convivialità e di formazione: un’esperienza avviata alcuni anni fa, tra gli altri, proprio da Alberto.

In cammino

Quest’estate hanno compiuto un tratto di cammino di Santiago, anche grazie all’offerta dei genitori Luigi Gianoli e Bruna Sandrini - che ieri mattina hanno svelato la targa in memoria di loro figlio all’ingresso delle aule rinnovate - e degli altri parenti.

«Alberto non si è mai accontentato di “vivacchiare”, ma ha sempre voluto vivere in cammino. Per noi è stato un esempio profondo, una luce che ti stimolava a seguirla, alle volte anche in maniera decisa, ma sempre, sempre con un animo donato a noi», le parole dei giovani di Sondrio. «Il valore di una vita si misura dal segno che continua a lasciare nelle esistenze delle persone che ha incontrato. E Alberto, in tutti noi, ha davvero lasciato un grande segno».

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