Cronaca / Morbegno e bassa valle
Venerdì 30 Ottobre 2026
Sondrio, violenza sulle donne: confronto con 850 studenti
Una giornata di iniziative per sensibilizzare, prevenire gli abusi e tutelare le vittime. Al centro del convegno in Provincia il ruolo di avvocati, magistrati e operatori nel contrastare la vittimizzazione secondaria: «Fondamentale evitare che il percorso giudiziario provochi nuovi traumi»
Lettura 2 min.Sondrio
La violenza contro le donne: riconoscere, prevenire e tutelare. Educare alla consapevolezza e individuare i segnali della teen dating violence, ovvero gli abusi nelle relazioni fra adolescenti. Sono stati 850 gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, provenienti anche dagli istituti di Tirano e Morbegno, a partecipare all’incontro mattutino dedicato al tema.
Nel pomeriggio, nella sala del Consiglio provinciale, si è svolto il convegno dal titolo “Il peso del giudizio”, dedicato alle strategie per contrastare la vittimizzazione secondaria, quella che può essere subita dalle vittime all’interno dei procedimenti giudiziari. Un appuntamento rivolto ad avvocati, magistrati, forze dell’ordine e a tutti i soggetti della rete interistituzionale che, a vario titolo, si occupano delle vittime. «Fondamentale la preparazione degli addetti ai lavori per evitare nuovi traumi», il messaggio emerso dall’incontro.
Infine, in serata, al Teatro Sociale, uno spettacolo di sensibilizzazione aperto alla cittadinanza, “Music & Friends: canta le donne”.
Tre eventi distinti, ma collegati, promossi dal Comitato per le pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Sondrio, guidato da Manuela Mauro, con il sostegno del Comune, ente capofila della rete contro le violenze, e dello stesso Ordine degli avvocati.
«Parlare di vittimizzazione secondaria nelle situazioni di abuso e maltrattamento su donne e minori implica interrogarsi sulle modalità attraverso cui possiamo prevenire, in quanto professionisti dedicati, un ulteriore danno alla persona offesa, che non sarebbe in questo caso ascrivibile alla violenza stessa subita quanto, invece, al percorso che ne segue – ha affermato Laura Pomicino, psicologa e psicoterapeuta, docente all’Università di Trieste –. Se ciò non avviene, se il monitoraggio sulle nostre azioni, implicite ed esplicite, verbali e non, viene meno durante la nostra pratica professionale, il rischio non è solo quello di concorrere a una fatica già esperita dalla persona, ma anche di precluderle quella possibilità di guarigione che passa attraverso l’essere ascoltati, accolti e visti da personale esperto».
Pomicino ha aggiunto che «va ricordato altresì che operatori e operatrici che intervengono nell’ambito della violenza hanno diritto a essere informati rispetto al trauma che ne deriva e a ciò che questo implica, sia rispetto alla persona stessa sia rispetto a sé e all’esperienza vicaria che ne fanno. Questo non solo affinché la parte offesa possa essere compresa davvero, compiutamente, rispetto ai suoi comportamenti e ai suoi vissuti, ma anche per tutelare la propria professionalità ed esercitarla al meglio».
Prima dei relatori, i saluti dell’assessore Raffaella Volpatti. «La violenza sulle donne è una questione che ci deve coinvolgere tutti i giorni, ecco perché sono felice che siano anticipate di un mese le iniziative sul tema rispetto alla Giornata internazionale del 25 novembre – ha detto la responsabile di Politiche giovanili e Pari opportunità –. Attraverso il coinvolgimento di più livelli raggiungiamo sia target sensibili, i giovani per primi e gli operatori, sia un pubblico più ampio. Come istituzioni abbiamo la responsabilità di costruire reti, ma nessuna rete può essere efficace se manca la partecipazione dell’intera comunità, delle associazioni, delle famiglie, dei professionisti».
Anche Paolo Tarabini, presidente dell’Ordine degli avvocati, ha rivolto un saluto alla platea, complimentandosi con gli organizzatori e ricordando che non si tratta del primo appuntamento di questo spessore promosso sul territorio.
Sul modo di evitare la vittimizzazione secondaria si è soffermato il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, che ha evidenziato alcune «cattive pratiche nelle procedure, spesso nel penale». «Perché non ha denunciato dopo il primo schiaffo? La domanda fatta a una querelante è un quesito già giudicante. Quando viene meno la professionalità da parte di chi opera, creiamo un effetto vittimizzante. A due ragazze statunitensi vittime di stupro sono state rivolte domande aberranti: alla fine dichiararono alla stampa che, se avessero saputo che questo sarebbe stato il trattamento, non avrebbero mai denunciato».
© RIPRODUZIONE RISERVATA