Tragedia Fly Emotion, indagati anche gli amministratori

L’inchiesta sulla morte di Ghizlane Moutahir si estende. Nel mirino anche l’ex sindaco e la vicesindaca di Albaredo, oltre ai responsabili della ditta fornitrice degli imbraghi.

Albaredo per San Marco

Non la richiesta di rinvio a giudizio, come prospettato e confermato da fonti giudiziarie a gennaio. Atto che per ora resta fermo, in virtù di una proroga nelle indagini, depositata a marzo dalla procura di Sondrio, per fare chiarezza sulla morte di Ghizlane Moutahir, precipitata il 5 maggio 2024 mentre provava l’esperienza del Fly Emotion, l’attrazione turistica che permetteva il volo sospeso fra i comuni di Albaredo e Bema. Un atto dovuto all’estensione dell’inchiesta ad altre cinque persone per il presunto reato di omicidio colposo in concorso. L’elenco degli indagati, che già comprendeva i gestori dell’impianto e i ragazzi addetti alla vestizione e alla preparazione dei clienti, si allarga in un nuovo filone parallelo, che comprende altre cinque persone, tra cui Antonella Furlini e Patrizio Del Nero, rispettivamente vicesindaca ed ex sindaco del comune di Albaredo. Il secondo, nel frattempo, è diventato sindaco a Morbegno. Oltre ai due pubblici amministratori, risultano anche un manager e il presidente della ditta fornitrice dei dispositivi per l’imbragatura che vestiva i partecipanti al volo sospeso. Si tratta dei lecchesi Giuseppe Pasini e Marco Bonaiti, 54 e 82 anni. Il secondo è lo storico presidente della Kong, colosso lecchese nel settore delle attrezzature da montagna (il quinto nuovo indagato è Giuseppe Secomandi, di Caprino Bergamasco).

A questo punto, gli inquirenti starebbero facendo ulteriori accertamenti per verificare l’eventuale responsabilità dei nuovi indagati, e se procedere dunque a chiedere il rinvio a giudizio, riunendo la loro posizione con quella dei cinque indagati originari, oppure se archiviare l’inchiesta. Un atto, dunque, che va preso con cautela, in attesa degli approfondimenti necessari, e che non equivale già a un processo vero e proprio. Ma va rilevato che già le perizie volute dalla procura successivamente alla tragedia avevano fatto emergere presunte «carenze tecniche e gestionali». Sotto il profilo amministrativo, la relazione era molto netta nelle conclusioni, che evidenziavano la mancanza «di collaudi annuali obbligatori (previsti da un decreto ministeriale del 2007)», e di verifiche periodiche, come richiesto per garantire la sicurezza pubblica o privata». L’unico collaudo funzionale sarebbe datato 2011, all’epoca, cioè, dell’apertura dell’attrazione che, ogni anno, portava nella valle migliaia di turisti. Sul fronte dei permessi, inoltre, l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto, firmata 15 anni fa dal Comune di Albaredo San Marco, sarebbe stata concessa «senza la preventiva verifica del parere della Commissione provinciale di vigilanza del pubblico spettacolo», richiesta dalla legge. E anche in questo caso la «documentazione esaminata» non proverebbe l’esistenza di un’autorizzazione valida. Il Comune di Albaredo San Marco, era stata la conclusione degli esperti, «non avrebbe dovuto concedere il nulla osta all’esercizio del Fly emotion». In questo senso, dunque, si spiegherebbe l’iscrizione dei due politici locali. Nette anche le censure rivolte alla ditta produttrice degli imbraghi forniti per percorrere la zipline. Anche in questo ambito mancherebbero «evidenze documentali», mentre, sotto il profilo tecnico, veniva evidenziato che «una progettazione più attenta avrebbe potuto limitare significativamente i rischi derivanti da un uso scorretto, soprattutto considerando che gli utenti finali non sono adeguatamente formati né hanno esperienza nell’utilizzo di queste attrezzature».

© RIPRODUZIONE RISERVATA