Aggressione al Gombaro, la perizia sull’arrestato

«Non ricorda l’accaduto». Così l’avvocato Marcello Caci, difensore dell’uomo arrestato pertentato omicidio per l’aggressione al Gombaro. Ora la perizia psichiatrica che verrà depositata entro il 6 ottobre. Tra i quesiti: facoltà mentali e pericolosità

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Sondrio

«Non ricorda nulla dell’accaduto, di cui l’ho portato a conoscenza in un recente incontro avuto nel carcere di Monza dove gli ho fatto visita, e non credo che abbia ancora realizzato in pieno la situazione e la sua gravità. Rispetto però al primo incontro che ho avuto con lui in carcere a Sondrio, all’indomani dell’arresto, quando non riusciva nemmeno a proferire parola, del tutto assente, ora è un’altra persona. Allora era definito dai medici scompensato, ora lo definiscono compensato. Ci si può parlare, capisce e parla l’italiano, e mi sono potuto confrontare bene. Sicuramente dove si trova è curato in modo appropriato».

D’ufficio

A dirlo è Marcello Caci, del foro di Sondrio, difensore d’ufficio dell’uomo, richiedente asilo, 37 anni, del Congo, incensurato, all’epoca dei fatti ospite di un centro di accoglienza del Sondriese, che si è avventato senza motivo su Doriana, la 54enne di Sondrio, che ha avuto la sfortuna di trovarsi sulla sua traiettoria il 3 aprile scorso, poco dopo le 17, al Gombaro di Sondrio, dove l’uomo era solito appartarsi, spesso con bottiglia di birra appresso.

In molti lo ricordano seduto nei pressi del ponte, dove se ne stava solo, senza dare tuttavia mai fastidio ai passanti, ma, quel venerdì, le cose sono andate diversamente e il punto è capire perché. Anche se il perché, a questo punto, probabile non si saprà mai, dato che né la vittima né l’aggressore ricordano nulla, entrambi hanno rimosso l’accaduto e non sembra vi siano testimoni che abbiano riferito delle prime fasi dell’aggressione, per quanto gli atti d’indagine siano completi.

«Il fascicolo è già più che esaustivo – assicura l’avvocato Caci - , semmai si tratta di capire se il mio assistito fosse veramente in grado di intendere e volere al momento dei fatti, e se il pm Stefano Latorre non avesse chiesto la perizia psichiatrica, l’avrei sicuramente chiesta io. La perita, dottoressa Rossana Eugenia Botti, vedrà il mio assistito in carcere mercoledì della prossima settimana, per la prima visita, e quindi ha chiesto sessanta giorni di tempo per redigere e depositare la perizia che verrà discussa il 6 ottobre in tribunale a Sondrio. Tre gli aspetti da valutare. Primo se il mio assitito fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti, secondo se sia in grado di partecipare coscientemente al processo e terzo se sia socialmente pericoloso e tale pericolosità dipenda da cause patologiche».

L’alcol

A ridosso dei fatti, il 37enne aveva bevuto, ma non sembra che fosse in uno stato di alterazione alcolica tale da poter sfociare in una simile aggressività.

Anche per questo il pm ha preferito vederci chiaro prima di procedere e di richiedere il rinvio a giudizio per tentato omicidio, considerato l’efferato gesto di colpire ripetutamente con una pietra la vittima alla testa e al volto rischiando di ucciderla.

Se la perizia dovesse deporre per l’infermità di mente, allora non vi sarà processo e, probabile, l’uomo verrà destinato a un centro Rems, diversamente il rinvio a giudizio è scontato.

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