Aprica, riparte il processo Monticelli: in aula la criminologa Roberta Bruzzone

La consulente della difesa illustrerà la perizia sulla capacità di intendere e di volere del 60enne, accusato per la morte dei genitori: per Bruzzone sussisterebbe un vizio totale di mente.

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Sondrio

Riprende venerdì, dopo la pausa estiva, il processo a carico di Antonio Monticelli, 60 anni, originario di Verona, che deve rispondere di abbandono di incapace con conseguente decesso del padre Giorgio, novantenne, e di occultamento di cadavere per la morte della madre 91enne Anna Maria Squarza. I fatti risalgono al 12 aprile di due anni fa e sono avvenuti ad Aprica, dove la famiglia del Veneto si era trasferita a vivere stabilmente dal periodo del Covid nell’appartamento di proprietà nella centrale viale Europa. Davanti ai giudici della Corte d’Assise, presieduta da Carlo Camnasio, è chiamata a deporre, dalle 9, la psicologa forense e criminologa Roberta Bruzzone, nota al grande pubblico nazionale per i casi di cui si è occupata in carriera.

E’ la consulente di parte nominata dall’avvocato Manuela Mauro di Sondrio la quale difende Monticelli. Il quesito posto alla Bruzzone, che è stata nominata mesi fa dal legale, quale perito dell’imputato Antonio Monticelli ha come principale oggetto la valutazione della capacità di intendere e di volere del sessantenne a processo, al momento dei fatti per i quali è finito a giudizio. “Si tratta di stabilire se, in ragione del quadro psicopatologico documentato, l’imputato fosse, al momento del fatto, in condizione di infermità tale da escludere ovvero da grandemente scemare, senza escluderla, la capacità di intendere e di volere”, ha chiesto la penalista Mauro alla sua perita.

E Bruzzone ha, in primis, ricostruito la vicenda tramite la documentazione processuale che le è stata fornita e le varie cartelle cliniche disponibili. “I dati clinici di seguito utilizzati - ha fatto sapere l’esperta - sono integralmente desumibili da tali atti e da un colloquio di approfondimento con l’imputato; ove si tratti di elementi riferiti dal periziando in sede anamnestica, ciò è espressamente indicato. La presente relazione prende in considerazione anche il contenuto di un colloquio con l’imputato. Il colloquio ha valore di osservazione anamnestico-comportamentale in ambito difensivo, che ha fornito alla scrivente riscontri osservativi”.

La dottoressa Bruzzone è giunta alle seguenti conclusioni, riportate a pagina 24 della sua approfondita perizia: “Si conferma che il signor Antonio Monticelli, al momento dei fatti, versasse, per la documentata infermità psichica (disturbo schizotipico di personalità) aggravata dalla concomitante deprivazione sensoriale e dal peculiare assetto di dipendenza patologica dalla figura paterna, in condizione tale da escludere sia la capacità di intendere che la capacità di volere totalmente, con conseguente configurabilità del vizio totale di mente e non imputabilità”. E domani, in aula, spiegherà ai due giudici togati e ai sei popolari, in modo dettagliato, come è giunta a queste conclusioni e risponderà alle eventuali richieste di chiarimento che verranno formulate dalla Corte e dal pm Daniele Carli Ballola. Il magistrato della Procura, titolare dell’inchiesta ereditata dalla collega Chiara Costagliola trasferita mesi fa al Palazzo di giustizia di Milano, è probabile che a sua volta chieda di potere conferire una sua perizia. Da capire. a questo punto, di quale parere sarà il collegio giudicante: a sensazione, alla luce di quanto sinora emerso nelle precedenti sette udienze, difficilmente la richiesta verrà accolta.

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