Cronaca / Sondrio e cintura
Venerdì 02 Ottobre 2026
Asili nido, Sondrio tra le città più care per i redditi medi
Studio della UIL Nazionale: per chi ha un ISEE di 25 mila euro, Sondrio è la seconda città più cara d’Italia dopo Udine
Lettura 1 min.Sondrio
La disponibilità di posti e i costi degli asili nido sono un nodo ancora irrisolto nel nostro Paese. Lo studio sul tema, realizzato dal servizio Stato sociale, Politiche fiscali e previdenziali, Mezzogiorno, Immigrazione della Uil, restituisce un quadro critico. Il costo dei servizi per la prima infanzia continua a rappresentare una voce significativa per molte famiglie, con delle evidenti disparità territoriali che si aggiungono a quelle già esistenti nella disponibilità e nell’accessibilità dei servizi. Per chi ha un Isee pari a 25mila euro le città meno care per la retta di un mese di nido sono Catanzaro (100 euro) e Mantova (102) seguite da Ragusa (170) mentre le città più care sono Udine con un costo di 645 euro a figlio, Sondrio con 641 e Pistoia con 640 (a Torino 618). Tra le città più grandi a Roma si chiedono per un bambino con un Isee familiare entro i 15 mila euro 155 euro (112 per la retta e 43 per la mensa) mentre con un Isee da 25mila euro si chiedono 308 euro ( 252 la retta, 56 la mensa). A Milano la media per un bambino in un’asilo nido è di 316 euro sia per chi è nella fascia meno abbiente sia per chi ha 25mila euro di Isee mentre a Napoli la spesa raggiunge i 272 euro per la fascia meno abbiente e i 426 euro per chi conta su 25mila euro di Isee.
«È necessario mantenere alta l’attenzione sui servizi educativi per la prima infanzia - ha commentato il segretario confederale della Uil Santo Biondo - perché incidono sulle opportunità di crescita delle bambine e dei bambini e sul contrasto alle disuguaglianze fin dai primi anni di vita. Allo stesso tempo, rappresentano una condizione importante per sostenere sia la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro sia l’occupazione femminile. In primo luogo - ha rimarcato Biondo - non possiamo accontentarci di aumentare la media nazionale dei posti disponibili, ma dobbiamo chiederci dove questi posti vengono creati e dove continuano a mancare, per garantire livelli adeguati di offerta su tutto il territorio nazionale. Su questo fronte - ha aggiunto Biondo - il Pnrr è stato un’occasione mancata. Gli investimenti previsti dal Piano potevano imprimere una svolta strutturale all’offerta dei servizi educativi per la prima infanzia. Ma, purtroppo, non c’è stata: accanto a regioni che hanno raggiunto o superato l’obiettivo di garantire 33 posti disponibili ogni 100 bambini tra i 0 e i 2 anni, ve ne sono altre che restano molto lontane da questa soglia. Gli interventi di sostegno economico alle famiglie possono certamente contribuire a ridurre il peso delle rette, ma non possono sostituire un posto che non c’è. Pertanto, nei territori in cui l’offerta resta insufficiente, il sostegno alla domanda deve accompagnarsi a un investimento strutturale capace di aumentare la disponibilità dei servizi».
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