Cronaca / Sondrio e cintura
Martedì 21 Aprile 2026
Autotrasporto in crisi, anche la Valtellina si ferma
Imprese in calo e costi fuori controllo: anche la provincia di Sondrio aderisce al fermo nazionale promosso da Unatras dal 25 al 29 maggio, segnale di un settore sempre più in difficoltà. In dieci anni perse quasi il 30% delle imprese locali, mentre il caro carburante e i ritardi nei pagamenti mettono a rischio la liquidità
Sondrio
Autotrasporto, anche la Valtellina è pronta a fermarsi. Aderisce anche la provincia di Sondrio al fermo nazionale proclamato da Unatras, l’organismo unitario che rappresenta oltre il 90% delle imprese italiane di autotrasporto, in programma dal 25 al 29 maggio. Una mobilitazione che arriva dopo mesi di richieste rimaste senza risposte concrete e che rappresenta l’ultimo campanello d’allarme di un settore sempre più in affanno, sia a livello nazionale sia sul territorio.
I numeri parlano chiaro: in dieci anni la provincia di Sondrio ha perso quasi un’impresa su tre, passando da 327 aziende nel 2015 a 237 nel 2025 (-27,5%). Un’emorragia che rischia di accelerare sotto la pressione dei costi, soprattutto quelli del carburante.
«Ci allineiamo con Unatras: la situazione non è più sostenibile» spiega Fausto Acquistapace, responsabile trasporti di Confartigianato, che nei giorni scorsi ha riunito gli operatori del territorio per fare il punto. Dal confronto è emersa una criticità ormai strutturale, che va oltre le oscillazioni temporanee del mercato.
Il nodo principale resta il costo del gasolio, che incide per circa il 35% sui bilanci delle imprese. Ma il problema, sottolineano gli addetti ai lavori, non è solo il rincaro in sé. A mettere in difficoltà le aziende è soprattutto il meccanismo finanziario: il carburante si paga immediatamente, mentre i servizi vengono incassati anche a 60, 90 o 120 giorni. Una forbice che genera una crisi di liquidità sempre più difficile da sostenere.
Secondo le analisi della CGIA di Mestre, se il prezzo del diesel dovesse restare sopra i 2 euro al litro fino alla fine dell’anno, un’impresa su cinque a livello nazionale rischia la chiusura. Tradotto sui territori, significa un’ulteriore desertificazione imprenditoriale, che in aree come la Valtellina potrebbe avere effetti ancora più pesanti.
A livello italiano le imprese del settore sono già scese da oltre 86mila nel 2015 a poco più di 67mila nel 2025 (-22,2%). E oggi oltre 13mila attività sono considerate a rischio entro la fine dell’anno.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mezzi fermi, piazzali vuoti e una filiera logistica che perde pezzi. In un territorio montano come quello sondriese, dove il trasporto su gomma è essenziale per collegamenti e approvvigionamenti, la crisi dell’autotrasporto rischia di trasformarsi in un problema sistemico.
«Dell’importanza del trasporto su gomma ci si accorge davvero solo quando manca – ricorda Acquistapace – quando gli scaffali restano vuoti, quando le merci non arrivano, quando la filiera si blocca». Il comparto, inoltre, sostiene anche il trasporto delle persone – residenti, studenti e turisti – in aree dove spesso non esistono alternative.
Condizioni economiche sempre più insostenibili mettono così a repentaglio l’intero sistema. «Senza interventi concreti e mirati, il rischio è reale – aggiunge Daniele Gavazzi, vicepresidente dell’Autotrasporto e che si occupa in particolare di quello delle persone -: riduzione dei servizi turistici, aumento delle tariffe e difficoltà nel rispettare gli appalti già acquisiti, che sono normalmente pluriennali».
Lo sciopero di fine maggio rappresenta quindi molto più di una protesta: è un segnale di allarme che parte anche dalla Valtellina. Senza interventi concreti sui costi e sulla liquidità, avvertono gli operatori, il rischio è che a fermarsi non siano solo i camion, ma un intero pezzo di economia locale.
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