Bormio, il Centro neve e valanghe compie 70 anni: «Presidio fondamentale per la sicurezza in montagna»

Il centro di Arpa Lombardia monitora 9.291 chilometri quadrati di territorio montuoso con 47 stazioni automatiche, 27 manuali e 130 rilievi sul campo ogni anno. Sotto osservazione anche i ghiacciai: quest’anno persi fino a quattro metri di ghiaccio a quota 3.400 metri.

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Bormio

«Un centro di eccellenza nel campo delle previsioni nivometeorologiche e della sicurezza in montagna, trasferito da Regione Lombardia ad Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) il 1° gennaio 2003, che funge anche da avamposto nello studio delle riserve idriche e nel monitoraggio dei ghiacciai. Dieci, in particolare, quelli lombardi sotto costante esame. Un’attività intensa, senza sosta, perché viene svolta tutto l’anno, estate e inverno, dagli 11 collaboratori del Centro di Bormio che fa capo alla direzione tecnica monitoraggi e prevenzione del rischio naturale della nostra agenzia». A dirlo è Fabio Cambielli, direttore generale di Arpa Lombardia, a Bormio, lunedì pomeriggio, per il work shop sulla “Montagna che cambia”, pensato per celebrare in modo più che dignitoso i primi 70 anni del Centro regionale neve e valanghe di Bormio di Arpa Lombardia.

Una realtà sorta nel 1956, allora embrionale, ma già con solidissime basi di cui ha dato conto, in apertura dei lavori, Giovanni Peretti, bormino, responsabile e dirigente del Centro, allora si chiamava nivo-meteo, fra il 1983 e il 2019, quindi per ben 36 anni. Palpabile la sua emozione nel parlarne tenuto conto, dice «che qui c’è buona parte della mia vita». Il primo intervento è stato il suo, anticipato solo dai saluti istituzionali del prefetto, Anna Pavone, e del sindaco di Bormio, Silvia Cavazzi. Sentiti, entrambi, con la dottoressa Pavone che ha evidenziato «l’importante lavoro svolto dal Centro regionale neve e valanghe per la sicurezza della pratica della montagna, Centro – ha detto – che costituisce un valido punto di riferimento anche per la Prefettura di Sondrio». Il sindaco Cavazzi ha sottolineato l’importanza e «l’orgoglio di ospitare sul nostro territorio un Centro come questo – ha detto – valido supporto alla fruibilità della montagna sia per i residenti sia per i turisti che ci raggiungono regolarmente. Buon compleanno a voi, quindi».

Il riferimento è venuto naturale alla montagna valtellinese, nella sede bormina in cui si è svolto il tutto, ai piedi della mitica pista Stelvio, nello “Stelvio olimpic sky center family lounge”, ma è chiaro che il Centro neve e valanghe esercita un presidio su tutto il territorio montuoso lombardo che si estende per 9291 chilometri quadrati ed è suddiviso in 12 zone omogenee con una rete di monitoraggio che comprende 47 stazioni nivometeo automatiche e 27 manuali, integrate dall’attività sul campo dei nivologi che effettuano 130 rilievi itineranti ogni anno per valutare la stabilità del manto nevoso. «Una rete cui afferiscono, dal 2009, molteplici attori – ha detto Cambielli -, come le guide alpine della Lombardia, il Soccorso alpino della Guardia di Finanza, Aineva (Associazione interregionale neve e valanghe) il personale tecnico di Enelgreen power e di a2a, il Parco dello Stelvio, i comprensori sciistici, le principali università lombarde». Agli strumenti e ai metodi di rilevazione di un tempo oggi si aggiungono metodiche «moderne, all’avanguardia, perché ci serviamo anche di droni, di radar, di georadar, di rilevazioni satellitari - ha aggiunto Orietta Cazzuli, alla guida della direzione tecnica monitoraggi e prevenzione del rischio naturale di Arpa oltre che dirigente del Centro di Bormio -, ma certamente tutto ciò che è stato acquisito negli anni nella pratica di meteorologi, previsori, nivologi resta valido, così come fondamentale è l’osservazione sul campo». Matteo Fioletti, coordinatore del Centro bormino, ha ricordato essere, ad esempio «9189 i siti valanghivi censiti in Lombardia – ha detto – di cui 281 si intersecano con paesi e strade ed essere fondamentale anche l’attività di presidio in estate, tanto più alla luce dei cambiamenti climatici, per il monitoraggio dei ghiacciai. Quest’anno sono stati persi fino a 4 metri di ghiaccio a quota 3400 con una perdita stimata, in 20 anni, di 40-60 metri».

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