C’è un pezzo di Sondrio nel nuovo abito del papa

Un tessuto studiato in Valtellina dal gruppo Marzotto alla base del nuovo vestito realizzato su misura da “I sarti del borgo”

Sondrio

Dalla Valtellina a Roma, passando per una tradizione tessile d’eccellenza. C’è un tocco sondriese nell’abito talare di Papa Leone XIV.

Protagonisti di questa storia sono il gruppo Marzotto, sinonimo di maestria tessile a livello internazionale, e la “sua” Tessuti di Sondrio, laboratorio innovativo che da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento fuori dai grandi distretti industriali. Proprio da qui è nato un tessuto esclusivo in pura lana, leggero e raffinato, scelto per la realizzazione di uno degli abiti del Santo Padre.

Il tessuto, sviluppato all’interno del gruppo Marzotto e rifinito nello stabilimento di Sondrio, è stato affidato alle mani esperte della sartoria ecclesiastica su misura “I Sarti del Borgo” di Roma, fondata da Ety Cicioni e Graziano Giordani. Da qui ha preso forma non solo il talare, ma anche un paio di pantaloni destinati al pontefice, consegnati in occasione dell’udienza generale del 4 marzo. A portare personalmente il dono in Vaticano è stato Fabio Grazioli, brand manager della Tessuti di Sondrio e ideatore dell’iniziativa. «Per noi è stato un grande onore poter contribuire alla realizzazione di un abito per il Papa - racconta -. Il contatto con Ety Cicioni è nato grazie ad amicizie comuni e, quando si è presentata questa opportunità, abbiamo deciso subito di coglierla con entusiasmo».

Fondamentale, nella fase progettuale, è stata la ricerca tra gli archivi storici della Marzotto, prezioso scrigno da cui trarre ispirazione «Abbiamo trovato nelle collezioni un tessuto chiamato “tela vaticana” – spiega Grazioli – che ci è sembrato una base perfetta. Da lì siamo partiti per creare qualcosa di unico: una lana pura, ma allo stesso tempo leggera e adatta all’uso richiesto. Un vero unicum». Dopo la lavorazione all’interno del Gruppo e la finitura a Sondrio, il tessuto è stato spedito direttamente a Roma, dove “I Sarti del Borgo” lo hanno trasformato nell’abito destinato al pontefice. Un passaggio che unisce idealmente territori diversi, ma accomunati dalla stessa ricerca della qualità e dalla cura per i dettagli. «Essere presente all’udienza generale del 4 marzo è stata un’emozione intensa - prosegue Grazioli -. Ho consegnato personalmente l’abito agli assistenti del Santo Padre: un momento che porterò sempre con me». Un’emozione che si accompagna a un forte senso di orgoglio: «Abbiamo portato in Vaticano un pezzo della Valtellina, del nostro lavoro e della nostra identità».

Di una realtà nata come cotonificio di montagna e diventato poi laboratorio internazionale di ricerca e innovazione sui materiali. La Tessuti di Sondrio, che quest’anno celebra 131 anni di attività, continua così a distinguersi per la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione. Una realtà che, pur operando fuori dai grandi poli industriali, riesce a imporsi per qualità e visione. A suggellare questo importante riconoscimento è arrivata anche una lettera del segretario del pontefice, monsignor Edgard Rimaycuna: «Il Santo Padre ha gradito il dono che Lei gentilmente gli ha fatto pervenire. La ringrazia per il gesto di affetto e cortesia e, assicurandole il ricordo nella preghiera, le impartisce di cuore la Sua Benedizione Apostolica». Durante la visita in Vaticano, Grazioli ha avuto anche l’opportunità di ammirare i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e i giardini, vivendo un’esperienza che definisce «unica e indimenticabile». E ora lo sguardo è rivolto al futuro. La speranza è che questo episodio possa rappresentare l’inizio di una collaborazione più ampia, nella consapevolezza che ogni tessuto prodotto a Sondrio non è soltanto materia prima di eccellenza, ma anche espressione di un sapere autentico e promessa di bellezza duratura.

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