Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 28 Maggio 2026
Chiamano i soccorsi per salvare un cervo: guardie venatorie e carabinieri lo abbattono
L'uccisione di un giovane cervo a Berbenno ha sollevato polemiche. I cittadini volevano salvare l’animale, ma le guardie venatorie e i carabinieri forestali hanno deciso per l’abbattimento. Presentato un esposto in Procura.
Lettura 2 min.Berbenno
L’abbattimento di un cervo giovane, un fusone di uno o due anni al massimo che non aveva ancora sviluppato interamente il proprio palco, avvenuto lunedì, fra le 9.30 e le 10, a San Pietro di Berbenno, a ridosso della statale 38, ha destato sconcerto e riprovazione in quanti vi hanno assistito.
«Avevamo chiamato il 112 e quindi parlato con le Guardie venatorie provinciali con l’intento di trarre d’impaccio il cervo e rimetterlo in natura o, al più – dicono -, trasferirlo al centro di recupero della fauna selvatica di Ponte in Valtellina per le eventuali cure, invece, la cosa è andata in tutt’altro modo, per noi incomprensibile ed inaccettabile».
I quattro cittadini presenti, una donna anziana che risiede nella zona e che ha visto il cervo al mattino sotto casa, i due ingegneri di Sondrio che hanno l’ufficio a ridosso dell’anfratto in cui si era rifugiato l’animale e che hanno attivato le guardie venatorie, e un’insegnante di Colorina che si trovava a passare in zona, non si danno pace.
«Prima che ci accorgessimo della sua presenza già lo aveva visto, intorno alle 8.30, una scolaresca di passaggio in zona, poi ci siamo resi conto di questo animale che stazionava in piedi in un angolo, immobile, non sembrava affatto sofferente, almeno di primo acchito, solo molto spaventato – dicono i cittadini -. Il problema era toglierlo da quella situazione per questo abbiamo chiamato i rinforzi. Sono arrivati prima due carabinieri forestali, poi è arrivato un agente della Polizia provinciale col suo pick up che, tra l’altro, ha parcheggiato anche male, mezzo a sbalzo sulla statale, quando c’era tutto il posto per parcheggiare a dovere, che è poi stato raggiunto da un collega e dai vigili del fuoco con la loro camionetta, giunti in quattro. Alla fine si è creato si un assembramento, ma non certo di civili, noi eravamo in quattro e ci hanno fatti spostare, giustamente. Nel mentre hanno eretto una rete a protezione dell’animale, perché non fuggisse, e le loro auto facevano da sbarramento sulla strada. Noi pensavamo che, a quel punto, lo sedassero, invece hanno estratto il fucile e gli hanno sparato».
Le guardie venatorie, invero, hanno tentato di entrare in contatto col veterinario dell’Ats senza riuscirvi, tuttavia, o comunque il suo arrivo non avrebbe potuto essere imminente. Di cui la decisione, a quel punto, di abbattere il cervo.
«Io ho presente gli occhi di questo cervo che mi guardava spaventato, lì in piedi, innocuo – dice l’insegnante – e sapere poi che invece di sedarlo lo avevano ucciso è stato devastante. Siamo rimasti scioccati. Abbiamo chiesto spiegazioni senza ottenere nulla. Trattati con totale indifferenza, una cosa che ci ha fatti rimanere troppo male».
Capire le motivazioni di questo abbattimento non è stato facile. Dalla Polizia provinciale non sono giunti feedback e la Provincia, da noi contattata, non si pronuncerà al riguardo, mentre dai Carabinieri forestali, una pacata spiegazione, è arrivata.
«L’abbattimento è avvenuto per motivi di sicurezza e di pubblica incolumità – dice il colonnello Andrea Turco, comandante dei carabinieri forestali di Sondrio -. Sul posto è intervenuta la nostra pattuglia di Berbenno e la decisione è stata assunta perché la conformazione del luogo in cui si trovava l’animale non permetteva di metterlo in sicurezza senza rischiare che, spaventato, potesse fuggire sulla statale 38 o, comunque, sempre per via dello spavento potesse anche incornare chi trovava sul suo passaggio. La stessa sedazione sarebbe stata complicata in quel contesto e la procedura lunga per cui si è optato, obtorto collo, per l’abbattimento».
Sull’accaduto, la Lega italiana per la protezione del cane Lndc, ha presentato un esposto in Procura per chiedere verifiche sull’operato della Polizia provinciale.
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