Un vero disastro in Val Caronno: «Mutati i luoghi»

Piateda Distacchi dal ghiacciaio del Porola, poi le frane. L’allevatore Buglio: «Qui mai visto nulla di simile»

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«Sono scoraggiato. Sto anche pensando di chiudere i battenti, perché va sempre peggio e non so più cosa fare. Sette animali abbiamo perso in questo disastro, in Val Caronno, due vitelli di nove mesi, tre manze di due anni e mezzo e due vacche di cinque anni. E soprattutto le manze avevano un bel valore economico ed aspettavo di ingravidarle col toro. Davvero, non so più cosa fare. Certo, questa è l’azienda di famiglia, era del nonno, poi passata a mia zia, poi a me, perché la portassi avanti con mia mamma e mio papà, ma in queste condizioni come si fa? Avevo registrato 39 capi, adesso siamo scesi a 32, in un colpo solo».

«In un attimo è venuto giù il mondo Abbiamo perso sette mucche»

A dirlo è Stefano Buglio, 52 anni, allevatore di Albosaggia, da giugno con il papà e i propri capi di bestiame in Val Caronno dove montica in affitto l’alpe di proprietà del Comune di Piateda. Sua mamma sale il mercoledì a prendere i prodotti d’alpe, arriva fino alla diga di Scais dove la raggiunge Stefano, poi ridiscende a valle e risale nel fine settimana in supporto.

Dispiacere

«Mia mamma piange da giovedì scorso – assicura Stefano -. E io non mi capacito, perché, qui, in un attimo, intorno alle 14, è venuto giù il mondo. Mai visto niente di simile. Tre anni fa c’era stato un bel diluvio, sì, ma non a questi livelli. È completamente cambiata la geografia del posto e tutto è partito dal ghiacciaio del Porola. Un po’ come in Nepal, ma, ovvio, in scala minore».

«Avevo le mucche in alto, sono salito per riportarle a valle, ma ad un certo punto ho dovuto rientrare perché troppo pericoloso, e così è andata a finire che su 14 capi che avevo in quella zona, sette, che erano sopra il sentiero, si sono salvati, e sette sono finiti travolti dalla frana, in parte rimasti sotto i massi, sicuramente, in parte finiti nel lago di Scais».

Da dove affiorano tristemente due mucche che, ora, le autorità sanitarie di Ats unitamente ai carabinieri forestali che sono saliti ieri a Scais per un sopralluogo, valuteranno come recuperare e come smaltire.

«Probabilmente bisognerà ricorrere all’elicottero – dice il colonnello Andrea Turco, comandante dei carabinieri forestali di Sondrio -, poi, si valuterà se seppellirle sul posto, come probabile, scavando delle buche con uno spesso strato di calce posizionato sul fondo e sopra le carcasse. Si tratta di animali che non dovrebbero presentare particolari patologie per cui questo tipo di gestione potrebbe rivelarsi consono. È anche presumibile che non siano i soli finiti nel lago artificiale. Probabile anche gli altri cinque possano aver fatto la stessa fine».

Disastro

Un autentico disastro quello di Scais, dove pure la baita in cui si trova l’alpeggiatore è stata lambita dalla furia delle acque che viaggiavano in tutte le direzioni «e il casello, inondato – dice Stefano Buglio - , è ora in bilico su due sassi, temo che possa cadere da un momento all’altro... Penso comunque che se non ci si dispone ad una maggiore manutenzione del territorio, non ci sia futuro per l’alta quota. Io quello che posso lo faccio volentieri, ma non posso mica mettermi a ripulire l’alveo del torrente...».

Allertata, sia per il bacino di Scais, nel quale scarica il torrente Caronno, sia per quello di Forni, a Ponte in Valtellina, alimentato dall’Armisa, anche Edison, che gestisce le dighe.

«Per quanto riguarda Scais non c’è stato lo sfioramento delle acque e la diga ha mitigato l’evento estremo – dicono dalla società -, mentre a Forni l’opera di presa è stata danneggiata unitamente alla traversa dell’Armisa. Ci sono massi di grandi dimensioni all’interno, tronchi, ghiaia, pietrame, insomma, ci sarà parecchio da fare. Siamo anche in contatto col sindaco di Ponte per programmare la ricostruzione delle opere a valle, in particolare la strada di accesso a Forni».

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