Cronaca / Sondrio e cintura
Domenica 07 Giugno 2026
Don Malgesini: iniziato il processo di beatificazione
Si è aperta a Como l’inchiesta diocesana per il processo di beatificazione per il sacerdote di Regoledo di Cosio ucciso nel settembre 2020. In tanti al rito presieduto dal cardinale Oscar Cantoni
Lettura 3 min.Como - Sondrio
«Ci è stato dato il “via libera” da parte dell’autorità superiore, il Dicastero delle Cause dei Santi, con una tempistica sorprendente, anche perché il ricordo di don Roberto, in questi anni, si è mantenuto sempre vivo e la sua memoria si è propagata con molta immediatezza in tutta Italia e oltre i suoi confini». A testimoniare l’affetto per il sacerdote valtellinese ucciso il 15 settembre del 2020 ci hanno pensato anche moltissimi fedeli che ieri pomeriggio, nella chiesa di San Bartolomeo a Como, hanno preso parte alla sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sull’offerta della vita e sulla perdurante fama di santità verso il processo di beatificazione del Servo di Dio Roberto Malgesini. Visibilmente emozionato, il cardinale Oscar Cantoni ha presieduto il rito e ha ricordato, in particolare, l’«ammirazione per la sua persona, così vicina a tutti, specie ai più poveri, ai più emarginati, agli stranieri, ai più fragili». “Gemma” del nostro presbiterio diocesano: con queste parole lo ha definito il vescovo, ricordandolo soprattutto come un vero «innamorato del “suo Gesù”, amico di tutti, anche di chi lo contraddiceva, sempre con animo lieto, pronto a soccorrere a ogni ora del giorno e della notte».
Nel corso della preghiera vespertina a San Bartolomeo, ultima parrocchia – assieme a San Rocco – servita dal sacerdote, il postulatore, monsignor Ennio Apeciti, ha rivolto al cardinale la petizione di avvio della Causa di beatificazione. Si è soffermato sulle tappe salienti della vita di don Malgesini, le cui giornate «iniziavano e terminavano sempre con un tempo prolungato di preghiera, ancor prima del servizio ai più bisognosi». Un servizio – il suo – iniziato nel 2008 e condiviso con l’allora vescovo monsignor Diego Coletti, poi proseguito anche in accordo con il vescovo Cantoni: proprio questo ha fatto di lui un vero sacerdote diocesano fino all’ultimo. Dopodiché hanno prestato il loro giuramento gli officiali dell’inchiesta, ovvero il morbegnese don Enzo Ravelli, priore di San Bartolomeo, nominato delegato episcopale, don Alberto Dolcini, promotore di giustizia, e i notai Giusi Corbetta e Andrea Gattoni, assieme a monsignor Apeciti. Oltre a loro, anche i membri della commissione storica,il giornalista Marco Gatti e don Gianluca Salini, originario di Ardenno e attuale vicerettore del Seminario vescovile, a cui è affidato il compito di raccogliere la documentazione dell’attività di don Roberto nelle parrocchie dove ha vissuto, a partire dalla comunità di origine, Regoledo di Cosio, e in cui è stato inviato, da Socco e Bulgorello dove trascorse l’anno del diaconato fino alla Comunità pastorale “Giovanni Battista Scalabrini” di Como, passando per Gravedona e Lipomo.
La preghiera è poi culminata nel canto del “Magnificat”, con cui l’assemblea ha fatto proprie le parole della Madonna per lodare il Signore che «ha innalzato gli umili». Umili, appunto, proprio com’era don Roberto, il quale «annunciava il Vangelo con gesti semplici, con i suoi atteggiamenti, rivestiti di tenerezza e di affabilità. Creava amicizia, infondeva fiducia in quanti lo incontravano», sempre nel ricordo del cardinale Cantoni. «Non era facile che don Roberto prendesse volentieri la parola, soprattutto in pubblico, ma -proprio attraverso la sua timidezza - manifestava un animo dimentico di sé, libero e mai alla ricerca di consensi umani». Parole importanti, quelle del vescovo, in questa prima tappa verso la beatificazione. Ancora, «è divenuto, nel tempo, un uomo di Dio, come è stato rappresentato da Gesù, cioè mite e umile di cuore, capace di riconoscere in tutti, soprattutto nei poveri, nella gente di strada, nei prigionieri, dei fratelli e delle sorelle da accogliere, servire e amare teneramente. A volte accettando anche l’ingratitudine, tanto da essere ferito e ucciso da uno dei suoi protetti». Dal dono della sua vita, però, sono scaturiti grandi doni per la Chiesa di Como.
Una «Chiesa martire», come l’ha definita Cantoni, ricordando anche la beata Maria Laura Mainetti, di cui ieri ricorreva la memoria liturgica, a 26 anni dall’uccisione a Chiavenna e a cinque dal rito di beatificazione. Sono tanti, dunque, i motivi per lodare il Signore: «Siamo grati a Lui e benediciamolo perché attraverso il nostro don Roberto, Egli ci ha visitato, si è manifestato, ci ha benedetti». Con queste parole il cardinale ha introdotto la lode conclusiva, da lui stesso composta, nel quale ha ricordato – tra gli altri – le figure di San Giovanni Battista Scalabrini, già priore di San Bartolomeo, venerato quale «padre dei migranti», della già menzionata beata Mainetti, ma anche di don Renzo Beretta, «nostro zelante pastore, barbaramente ucciso nel 1999» a Ponte Chiasso. «Benedetto sei tu, Signore, sposo della Chiesa. Essa ci stimola a sentirci affidati gli uni agli altri, a farci carico della vita e delle ferite dei fratelli, imparando a pensare e ad agire in termini di comunità. È quello che ci ha insegnato don Roberto e il mandato che egli ci consegna».
© RIPRODUZIONE RISERVATA