È tornata a casa la runner aggredita al Gombaro

La donna, 54 anni, era stata aggredita a sassate da un 37enne congolese

Sondrio

Dopo 15 giorni esatti di degenza ospedaliera, la donna di 54 anni di Sondrio aggredita al volto a colpi di pietra nel pomeriggio del 3 aprile scorso, al Gombaro, ha lasciato l’ospedale del capoluogo ed è tornata alla propria abitazione. Le dimissioni sono avvenute venerdì, e ora prosegue la sua lenta ripresa, perché di un percorso lungo si tratta. Martedì 7 aprile era stata sottoposta, sempre all’ospedale del capoluogo, ad un delicato intervento chirurgico alla mandibola, fratturata in due punti, e l’operazione era andata bene, poi, dopo altri 10 giorni di ricovero e di monitoraggio in reparto, sono intervenute le dimissioni.

Riprenderà ad alimentarsi lentamente, per ora con liquidi non troppo caldi, e dovrà far fronte anche all’inevitabile calo ponderale sopperendo con una blanda fisioterapia in modo da non perdere eccessiva massa muscolare. Insomma, un percorso in salita, di notevole complessità, ma che la donna ha intrapreso con coraggio e determinazione affiancata dal marito. Quanto all’aggressore, subito bloccato dagli agenti della Volante della Questura sul luogo del misfatto, via lungo Mallero Cadorna, all’altezza del ponte del Gombaro, deve rispondere di tentato omicidio stante l’efferatezza del gesto compiuto. Ha infatti trascinato in strada la donna che non conosceva e che si trovata a transitare in zona per del semplice jogging e ha iniziato a colpirla al volto e alla testa, punti delicatissimi, infierendo ripetutamente e arrestandosi solo nel momento in cui è stato richiamato all’ordine da un’altra donna che si è trovata a passare in zona in auto. E che pure ha dovuto ritrarsi perché in procinto di essere aggredita a sua volta, con la sua auto presa a sassate.

L’uomo, un 37enne originario del Congo, richiedente asilo, senza fissa dimora, incensurato e di stanza nel Centro di prima accoglienza della Caritas di Sondrio, fino a quel momento senza destare problemi, prima rinchiuso nel carcere di Sondrio è poi stato trasferito a Monza venerdì 10 aprile in quanto il giudice per le indagini preliminari, nel convalidare il suo arresto, ne aveva anche disposto il trasferimento in un penitenziario in grado anche di valutarlo e gestirlo dal punto di vista psichiatrico.

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