Cronaca / Sondrio e cintura
Lunedì 06 Luglio 2026
Morta dopo due dimissioni senza Tac: Asst condannate a risarcire la famiglia con 1,47 milioni
Il Tribunale di Sondrio riconosce il nesso causale tra le omissioni diagnostiche e il decesso della 43enne: una Tac al primo accesso in pronto soccorso avrebbe avuto oltre l’80% di probabilità di salvarle la vita.
Lettura 1 min.Sondrio
Una Tac eseguita già al primo accesso in pronto soccorso avrebbe consentito di diagnosticare l’emorragia cerebrale e, con una probabilità superiore all’80%, di salvarle la vita. È quanto ha stabilito il Tribunale di Sondrio, che ha condannato l’Asst Valtellina e Alto Lario e l’Asst Lariana a risarcire con 1.478.400 euro il marito e i figli di una donna di 43 anni, morta il 7 aprile 2018 dopo essere stata dimessa per due volte dagli ospedali di Menaggio e Sondrio con una diagnosi di semplice cefalea. La sentenza del giudice Francesco Zapparoli compie un passaggio decisivo: pur prendendo le mosse dalla consulenza tecnica, non riconosce una semplice perdita di chance di sopravvivenza, ma afferma l’esistenza di un nesso causale tra le omissioni diagnostiche e il decesso della paziente secondo il criterio del «più probabile che non».
La vicenda inizia il 3 aprile 2018, quando la donna si presenta al pronto soccorso di Menaggio con un’improvvisa cefalea accompagnata da vomito. Dopo la visita viene dimessa senza essere sottoposta a Tac. Il giorno successivo, con sintomi persistenti, viene trasportata in ambulanza all’ospedale di Sondrio, dove viene nuovamente dimessa con la stessa diagnosi, anche in questo caso senza l’esecuzione di una Tac encefalo. Il 5 aprile le condizioni precipitano. Ricoverata in codice rosso nello stesso ospedale, la paziente viene finalmente sottoposta all’esame radiologico, che evidenzia un vasto ematoma sottodurale con edema cerebrale diffuso. L’intervento neurochirurgico d’urgenza non riesce però a salvarla e la donna muore due giorni dopo. Per il Tribunale entrambe le strutture sanitarie hanno tenuto una condotta omissiva colposa, omettendo gli accertamenti che la sintomatologia imponeva. Già il primo episodio di cefalea associata a vomito avrebbe richiesto un approfondimento diagnostico, mentre il secondo accesso, a distanza di sole 24 ore con gli stessi sintomi, avrebbe dovuto rendere ancora più urgente l’esecuzione della Tac.
Il giudice ha inoltre escluso qualsiasi responsabilità della paziente, respingendo la tesi secondo cui la richiesta di tornare a casa o il mancato immediato rientro in ospedale avrebbero inciso sull’esito della vicenda. Quanto alle responsabilità, la sentenza attribuisce un peso maggiore all’ospedale di Sondrio, ritenuto responsabile per il 72%, mentre all’ospedale di Menaggio viene attribuito l’8%. Nei confronti dei familiari, tuttavia, le due aziende sanitarie sono tenute a rispondere in solido dell’intero risarcimento. L’importo riconosciuto comprende il danno biologico terminale, il danno da perdita del rapporto parentale per il marito e i figli, le spese sostenute dalla famiglia e il danno patrimoniale derivante dalla perdita del reddito della vittima. La sentenza, pur essendo di primo grado, è immediatamente esecutiva.
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