Cronaca / Sondrio e cintura
Giovedì 22 Ottobre 2026
Già 1.257 firme per la petizione sulla responsabilità dei sindaci
La mobilitazione dopo la condanna di Renata Petrella per la frana del Nevasco: primi cittadini da tutta Italia chiedono una riforma delle responsabilità in caso di calamità. Solidarietà da Anci Lombardia e dal presidente nazionale Gaetano Manfredi.
Lettura 2 min.Chiesa in Valmalenco
A oggi sono 1257, esattamente 1000 in più di lunedì quando il tutto è partito, i firmatari della petizione lanciata da “Se sei sindaco”, community cui appartengono 509 primi cittadini d’Italia e che ha sposato la causa di Renata Petrella, condannata a due anni con pena sospesa come sindaco di Chiesa in Valmalenco per la morte di tre persone sotto la frana del Nevasco del 12 agosto 2020. Con lei, condannati alla stessa pena anche la sindaca che l’ha preceduta nell’incarico, Miriam Longhini, e l’allora responsabile dell’Ufficio lavori pubblici dell’Unione della Valmalenco, Elio Dioli, mentre assolti i due ex sindaci Christian Pedrotti e Fabrizio Zanella.
La sentenza è stata emessa il 9 ottobre scorso, ma pochi giorni prima Petrella aveva già riunito in Provincia a Sondrio tutti i sindaci della valle per condividere le sue forti perplessità in merito a responsabilità poste in capo ai primi cittadini di default senza «che questi siano dotati dei mezzi specifici per farvi fronte in termini di risorse umane e di contributi finanziari» si era detto. I sindaci della provincia di Sondrio avevano condiviso le sue perplessità, avevano deciso di rappresentarle ad Anci e Uncem, le associazioni dei Comuni e delle Comunità montane d’Italia e così è stato fatto. Dalla piattaforma “Se sei sindaco” è stata lanciata una petizione lunedì per chiedere ad Anci e Uncem di affrontare in via urgente questo tema della responsabilità dei sindaci e porlo all’attenzione del Parlamento proponendo una riforma del sistema.
Evidentemente la questione è sentita fra i sindaci dal momento che fioccano le adesioni da tutta Italia. Non solo dalla provincia di Sondrio dove l’adesione è massiccia, ma da tutti i territori, e ad aderire sono il triplo, ormai, dei sindaci iscritti alla community. E non è tutto perché sulla questione, si sono espressi pubblicamente attraverso i portali di Anci (Associazione dei Comuni d’Italia) anche Gaetano Manfredi, presidente nazionale del sodalizio e Mauro Guerra, presidente regionale.
Il primo ad intervenire, giovedì scorso, è stato Guerra che dopo aver espresso il suo primo pensiero alle vittime della tragedia di Chiareggio e al bimbo sopravvissuto ha espresso alla sindaca «Petrella e all’ex sindaca Longhini la piena solidarietà dei sindaci lombardi – ha detto – unita all’impegno per ottenere un assetto normativo più giusto ed equilibrato. Un sindaco – ha ribadito – non può essere chiamato a rispondere personalmente di tutto ciò che accade su decine di chilometri quadrati di montagna, mentre le competenze ed i mezzi per intervenire sono frammentati tra diversi livelli istituzionali. Essere responsabili di tutto e imputabili per tutto ciò che accade in una comunità non è una condizione sostenibile». Mercoledì la presa di posizione anche del presidente nazionale Anci per il quale «i sindaci sono l’autorità locale di Protezione civile, ma non sono né meteorologi, né geologi, ne tecnici informatici. Dalla frana di Chiareggio agli eventi di Rogopiano sono numerose le vicende giudiziarie che, negli anni, hanno segnato la vita e la carriera degli amministratori locali. Per questo chiediamo un intervento legislativo che liberi i sindaci dall’incubo di dover prevedere l’evoluzione o i danni di una calamità naturale ed aderiamo alla petizione promossa».
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