Cronaca / Sondrio e cintura
Martedì 27 Ottobre 2026
Inchiesta rifiuti a Livigno, il pm chiede 5 anni per il sindaco Galli e il predecessore Bormolini
Cinque anni di reclusione per l’attuale sindaco, il predecessore, l’assessore Christian Pedrana, l’ex comandante della Polizia locale Cristoforo Domiziano Franzini e due agenti municipali. Chiesti anche 3 anni e 6 mesi per dieci esercenti e commercianti. La sentenza potrebbe arrivare il 24 novembre
Lettura 1 min.Livigno
Cinque anni di reclusione per l’attuale sindaco di Livigno, Remo Galli, il predecessore Damiano Bormolini, l’assessore Christian Pedrana, l’ex comandante della Polizia locale Cristoforo Domiziano Franzini e due agenti municipali, Mario Pedrini e Claudio Pini. È la richiesta avanzata oggi dal pubblico ministero milanese Francesco De Tommasi al termine della requisitoria nel processo sull’inchiesta rifiuti, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Per i sei imputati, l’accusa ha chiesto la condanna, senza attenuanti, per traffico illecito di rifiuti e falso ideologico.
La richiesta è di tre anni e sei mesi per il traffico illecito di rifiuti per dieci esercenti e commercianti: Oscar Salari, Tamara Salari, Monica Faifer, Claudio Cantoni, Derio Claoti, Barbara Maria Cusini, Stefano Rocca, Sandro Rocca, Mirco Rocca e Mirco Gualberto Cusini. Chiesta invece l’assoluzione per non aver commesso il fatto per Matteo Guggiola, tecnico comunale e responsabile del Servizio informatico del Piccolo Tibet. Per le altre contestazioni, tra cui accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione, peculato e rivelazione di segreti d’ufficio, De Tommasi ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. L’esclusione di numerose intercettazioni telefoniche e ambientali non avrebbe infatti consentito di portare in aula sufficienti elementi di riscontro.
Nella requisitoria il pm ha ricostruito quello che ha definito un sistema illecito, consolidato nel tempo e fondato su interessi diversi. Secondo l’accusa, alcuni agenti della Polizia locale avrebbero attestato con verbali falsi la distruzione di prodotti invenduti o scaduti ritirati dai negozi, tra cui profumi, cosmetici e toner. Lo smaltimento indicato nei documenti non sarebbe però avvenuto secondo le modalità dichiarate.
I verbali riportavano il trasferimento dei rifiuti nell’impianto di compattamento di Val Viera e il successivo conferimento nelle discariche di Lecco o Saleggio. Non risulterebbero tuttavia documenti relativi all’ingresso e all’uscita dei prodotti dall’area ecologica, né tracce del loro arrivo negli impianti indicati. Nessun riscontro sarebbe emerso neppure per il conferimento a Cedrasco.
«Dove sono finiti quindi i rifiuti? Non è possibile tracciarli», si è chiesto De Tommasi, ipotizzando che parte dei prodotti, anche nuovi, fosse finita direttamente nelle mani di qualcuno. Profumi, cosmetici, toner e sci avrebbero potuto rappresentare, secondo l’accusa, una contropartita per un servizio di smaltimento soltanto apparente.
Il pm ha descritto un intreccio di interessi: i commercianti avrebbero evitato i costi delle società specializzate, mentre gli amministratori avrebbero avuto interesse a mantenere il consenso di una categoria economicamente importante per il Comune. Anche alcuni agenti, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbero potuto ottenere benefici.
«Un sistema creato attraverso un patto nel passato e che si è perpetuato nell’indifferenza generale e con la complicità e convivenza di qualcuno, fino a quando non sono scattati gli accertamenti», ha affermato il pubblico ministero.
Conclusa la requisitoria, il processo entra nella fase delle arringhe difensive, al via martedì 3 novembre. Le udienze proseguiranno il 10, il 17 e il 24 novembre, data in cui potrebbe arrivare la sentenza del collegio giudicante presieduto da Carlo Camnasio.
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