La qualità dell’aria migliora, ma non basta: PM 2.5 ancora troppo elevato

Secondo il rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, la qualità dell’aria è in miglioramento, ma serviranno ulteriori sforzi per raggiungere i target Ue al 2030.

Sondrio

La qualità dell’aria migliora in tutta Italia, in Lombardia e a Sondrio, ma non abbastanza. È questo il messaggio che arriva dal nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, diffuso ieri, che fa il punto sullo stato della qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia italiani e fotografa una situazione in chiaroscuro. Anche Sondrio rientra tra i territori dove si registrano segnali positivi, ma che restano lontani dai nuovi e più severi limiti europei che entreranno in vigore nel 2030.

A livello nazionale, l’anno scorso i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di Pm10 sono scesi a 13 contro i 25 dell’anno precedente. Un dato incoraggiante, tra i migliori degli ultimi anni, che però non basta a tranquillizzare. Non secondo Legambiente. Applicando già oggi i parametri europei previsti per il 2030, infatti, oltre metà delle città italiane sarebbe fuorilegge per il Pm10, quasi tre su quattro per il Pm2.5 e più di una su tre per l’No2. Un ritardo strutturale che ha portato la Commissione europea ad avviare una nuova procedura di infrazione contro l’Italia, la quarta sul fronte della qualità dell’aria.

Nel quadro lombardo, Sondrio si conferma tra i capoluoghi con i livelli più contenuti di Pm10, con una media annuale di 21 microgrammi per metro cubo nel 2025. Un valore inferiore rispetto a molte realtà della Pianura Padana, ma ancora superiore al limite di 20 microgrammi al metro cubo previsto dalla nuova direttiva europea. Per rientrare nei parametri del 2030 servirà una riduzione di circa il 5%, la più bassa tra i capoluoghi lombardi presi in esame.

Secondo le proiezioni basate sull’andamento registrato negli ultimi 15 anni, Sondrio potrebbe scendere a 18 microgrammi al metro cubo entro il 2030, rientrando così nel valore limite europeo. Un risultato che, se confermato, distinguerebbe il territorio valtellinese da altre città lombarde come Milano, Pavia o Mantova, che rischiano invece di non centrare l’obiettivo senza un deciso cambio di passo.

Ancora più critica la situazione del Pm2.5, il particolato più fine considerato il più pericoloso per la salute. A Sondrio la media annuale è attualmente di 17 microgrammi al metro cubo, al di sopra del futuro limite europeo fissato a 10: per rispettarlo servirà dunque una riduzione del 39%, un taglio significativo che richiederà politiche mirate anche nei territori meno urbanizzati.

Nel confronto regionale, Sondrio si colloca meglio rispetto ai grandi centri di pianura. Cremona, Lodi e Milano presentano concentrazioni di Pm10 nettamente superiori e necessitano di riduzioni tra il 30 e il 35%. Soltanto Lecco e Varese risultano già oggi su una traiettoria pienamente coerente con gli obiettivi europei per il Pm10.

Secondo Legambiente, il miglioramento registrato negli ultimi anni è dovuto soprattutto alla riduzione delle emissioni da traffico, calate del 28% nell’ultimo decennio grazie alle normative europee sui veicoli. Più lenti, invece, i progressi sul fronte del particolato fine e praticamente nulli quelli legati all’ammoniaca, inquinante prodotto quasi interamente dal settore agricolo e dagli allevamenti intensivi.

«Il peso delle infrazioni europee è gravoso per l’Italia, ma lo è ancora di più per i cittadini, che pagano in salute» sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. L’associazione chiede al Governo di rafforzare, e non indebolire, le politiche sulla qualità dell’aria, garantendo risorse adeguate e interventi su tutte le principali fonti emissive: trasporti, riscaldamento domestico, agricoltura e allevamenti. Per i territori meno industrializzati come Sondrio la sfida è quella di consolidare i miglioramenti per arrivare al 2030 con le carte in regola.

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