Cronaca / Sondrio e cintura
Martedì 17 Febbraio 2026
Maxi-incendio Secam: chieste due condanne e un’assoluzione nel processo con rito abbreviato
Il rogo divampò nel novembre 2022. La Procura chiede anche una sanzione di 40mila euro per la società per illecito amministrativo. Prossima udienza in primavera
Sondrio
Il caso del maxi-incendio all’impianto rifiuti di Secam a Cedrasco con indagini del Gruppo Carabinieri Forestali e il supporto dei tecnici di Arpa, coordinate dalla Procura diretta da Piero Basilone, è sfociato in un processo con rito abbreviato. Oggi davanti al giudice Antonio De Rosa, nel Tribunale del capoluogo valtellinese, si è celebrato il primo atto.
L’udienza si è chiusa con la fissazione di una successiva, in programma per la prossima primavera, al termine della quale il giudice si pronuncerà sulle richieste di condanne e sull’unica di assoluzione.
Il rogo divampò il 15 novembre del 2022 e furono necessari due giorni pieni di lavoro per domarlo, rendendosi necessario l’intervento di diverse squadre dei Vigili del fuoco del Comando provinciale con altre di distaccamenti di volontari a sostegno. Si temette anche la possibilità di un inquinamento dell’aria dei paesi circostanti che, per fortuna, non venne invece riscontrata dagli accertamenti condotti dai tecnici dell’Agenzia regionale della protezione dell’ambiente.
Nell’udienza che si è svolta oggi la pubblica accusa, rappresentata in aula dallo spesso procuratore Basilone, ha chiesto l’assoluzione per il solo Cristian Gianatti, residente a Berbenno, direttore dello stabilimento. Ma il magistrato ha invece chiesto le condanne a dieci mesi per l’amministratore delegato della società, Nicola Perregrini di Buglio in Monte, difeso dall’avvocato Gianluca Varraso del Foro di Milano, ordinario di Procedura penale all’Università Cattolica nel capoluogo lombardo, con la collega Enza Mainini con studio professionale a Morbegno, e per il direttore del settore Ambiente dell’azienda, Andrea Duico, di Sondrio, assistito dal legale Giuseppe Tarabini di Sondrio. L’accusa per entrambi è di incendio colposo ed è stato chiesto per tutti e concesso il rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo, conteggiato nelle richieste del pm.
Al vaglio del giudice De Rosa, inoltre, c’è anche la posizione della società stessa, per la quale il procuratore ritiene sussista la responsabilità per quanto accaduto quel giorno di novembre di oltre tre anni fa e per l’illecito amministrativo previsto dal decreto 231 del 2001 ha avanzato la richiesta di una condanna a 40mila euro. La società, secondo la ricostruzione della Procura, non avrebbe previsto un modello organizzativo idoneo a prevenire i reati di natura contravvenzionale poi commessi, legati a uno stoccaggio esagerato di rifiuti, all’ostruzione delle vie di accesso ai mezzi di soccorso in caso di incendi (evento poi davvero verificatosi) e altro ancora. Queste mancanze avrebbero avuto un peso decisivo nel cagionare il rogo. L’accumulo di quantitativi di spazzatura in eccesso e il contatto con scarti che in quel deposito non avrebbero dovuto trovarsi provocò l’innesco che originò le fiamme.
La Secam, in questo dibattimento in corso con rito abbreviato, si avvale della difesa dell’avvocato Antonio Carino del Foro di Milano. Duico ha un ruolo superiore a Gianatti e al di sopra di entrambi c’è l’ad. La requisitoria del dottor Basilone è durata circa tre ore e al termine il giudice ha deciso di aggiornare l’udienza per le arringhe degli avvocati a una data successiva.
«Prendo atto con soddisfazione della decisione della Procura di chiedere l’assoluzione per il mio assistito Gianatti – ha dichiarato alla fine il penalista Francesco Romualdi – e questo mi conferma la bontà della linea difensiva da sempre tenuta, ma non intendo abbassare la guardia e tengo la tensione alta in vista della discussione finale».
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