Lanzada, il dolore della sorella di Fabio Nani: «Ora non so come faremo»

Mariapia racconta l’ultimo viaggio del fratello verso Campagneda: «Saliva su e giù tutti i giorni, non era mai successo niente». E sul lavoro nell’azienda di famiglia: «Lui era il perno, lavorava indefessamente e non si fermava mai».

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Lanzada

«Stava salendo da me in agriturismo per prendere i prodotti da portare a valle, allo spaccio che abbiamo a Chiesa. Non so quante volte è passato dalla pista provvisoria quest’estate, su e giù tutti i giorni, e non è mai successo niente. Domenica mattina, chissà, forse la stanchezza, forse l’eccessiva confidenza con il tracciato, ed è successo quello che è successo. Tra l’altro, incredibile, ma proprio all’inizio della pista, uno dei tratti meno in pendenza in assoluto. Tant’è che quando mi hanno detto dell’incidente ho pensato subito ai punti più in alto, dove la pendenza è maggiore, invece...».

A dirlo è Mariapia Nani, sorella di Fabio, 53 anni, morto poco dopo le 5 di domenica dopo essere finito nel bosco, fra Pescè e Furnèl, con la sua Jeep Suzuki, un modello piccolo di fuoristrada col quale è salito per tutta l’estate dal fondovalle fino a Campagneda, dove la sorella Mariapia col marito e i figli tengono un’ottantina di capi di bestiame e gestiscono l’agriturismo “Il Cornetto”. Il mezzo non era autorizzato per percorrere quel tracciato, riservato solo a pedoni, quad e moto da trial autorizzate dalla Polizia locale, ma Fabio Nani ci saliva lo stesso perché trasportare tutti i prodotti a valle con altre modalità non gli era proprio confacente. E non ha mai avuto problemi abituato, com’era, ad andare con trattori ed altri mezzi agricoli su e giù dalle sponde malenche, e non solo, per lo sfalcio dei prati e il recupero del fieno. «Stava salendo – dice Mariapia -. Era partito da casa alle 5, come sempre, per cui quando le persone passate dal sentiero lo hanno trovato, il fatto era successo da pochissimo. Proprio poco prima. Ho visto il punto in cui è accaduto e la jeep nel bosco, e mi è sembrato un niente dal punto di vista della dinamica rispetto a quanto accaduto a mio padre Pio anni fa. Era volato nel bosco con l’auto per non so quanti metri uscendone illeso, invece, a mio fratello, ne sono bastati 20 per perdere la vita». A tradirlo un trauma cranico che ne ha provocato la morte sul colpo. «Non aveva neppure granché cose a bordo – dice la sorella -, una tanica con benzina che ci serviva a Campagneda, pochi vasi per dei prodotti, un po’ di cibo, ma saliva quasi sempre vuoto, scendeva, invece, stracarico di prodotti».

Fabio era un aiuto preziosissimo per Mariapia e per mamma Maria Linda, in un’azienda che può contare solo su un altro collaboratore e sull’apporto di Michela, la compagna del defunto, allo spaccio di Chiesa, e, ora, non averlo più al suo fianco, per la sorella è un autentico tormento. «Il perno attorno a cui ruotava tutto era nostro padre Pio – dice -. Ha fondato lui l’azienda ed era lui che la conduceva, ma, purtroppo, il Covid, nel 2021, se l’è portato via e siamo rimasti senza il nostro riferimento. Ora, senza mio fratello, non so come faremo. Lui lavorava indefessamente, non si fermava mai, si occupava dello sfalcio dei prati di quasi tutta la Valmalenco e scendeva anche nel Sondriese, andando anche in posti difficili da coltivare, e non poter contare sul suo apporto sarà molto difficile». Ieri mattina, la salma dell’agricoltore è giunta a Lanzada, dove è stata allestita la camera ardente nella casa funeraria Veba, aperta dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 19, e domani, alle 14.30, si terranno i funerali nella parrocchiale di San Giovanni Battista. Sicuramente saranno in molti a stringersi alle figlie del defunto, Elisa ed Antonella, alla mamma, alla sorella e ai suoi famigliari, a nonna Natalina, e alla compagna Michela. Ieri, intanto, il servizio navette per Campo Moro è ripreso regolarmente anche in salita.

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