Cronaca / Sondrio e cintura
Mercoledì 07 Gennaio 2026
Nuova classificazione dei comuni montani, nessuno scossone a Sondrio
La revisione dei criteri del Governo non toccherà i 77 Comuni di Valtellina e Valchiavenna, che continueranno a godere dei benefici economici e normativi.
Sondrio
Nuova classificazione dei Comuni montani, partita ancora aperta, ma per la provincia di Sondrio non sono previsti scossoni. Tutti i 77 Comuni di Valtellina e Valchiavenna continueranno infatti a mantenere il riconoscimento di “Comune montano”, con i relativi benefici economici e normativi.
I nuovi criteri fissati dal Governo – tre in tutto – mirano a ridisegnare la mappa dei Comuni montani italiani lasciando lo status solamente a quelli che rispondono ai tre parametri indicati. E Comuni che abbiano almeno il 25% del territorio sopra i 600 metri di altitudine e il 30% con una pendenza pari o superiore al 20%. È inoltre richiesto che l’altimetria sia superiore ai 500 metri, oppure che il Comune sia “intercluso”, cioè completamente circondato da altri Comuni che rispettano i primi due parametri.
L’applicazione di questi criteri porterebbe a una riduzione decisa del numero complessivo dei Comuni montani: dagli attuali 4.000 circa si scenderebbe a 2.844, con l’esclusione di oltre un migliaio di realtà che oggi beneficiano delle agevolazioni previste per la montagna.
Una “sforbiciata” che ha messo in allarme molti territori, anche confinanti con la Valtellina, come Iseo in Valle Camonica e Cividate Camuno. Diversa, invece, la situazione della provincia di Sondrio, unica provincia interamente montana della Lombardia e una delle tre riconosciute a livello nazionale.
A confermarlo è Tiziano Maffezzini, presidente di Uncem Lombardia e della Comunità montana di Sondrio: «Tutti i nostri Comuni rientrano perfettamente nei parametri stabiliti – spiega – e dunque non ci sarà alcun cambiamento».
Il dibattito resta però acceso a livello nazionale. Numerosi gli appelli rivolti al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, che ha ribadito la disponibilità del Governo al confronto, pur mantenendo ferma la volontà di definire criteri chiari e duraturi. «Serve serietà nelle proposte – ha sottolineato il ministro – perché stiamo parlando di una riforma che deve reggere nel tempo e dare risposte concrete ai territori».
Nei giorni scorsi si sono già svolti incontri e confronti con l’obiettivo di arrivare a una sintesi condivisa che eviti incongruenze e paradossi.
Secondo Calderoli, il criterio dell’altimetria media superiore ai 500 metri punta a valorizzare anche la dorsale appenninica e le isole, mentre il terzo tiene conto dei 21 Comuni interclusi. «Il Governo è disponibile a valutare ulteriori situazioni particolari – ha aggiunto – per arrivare a un totale di quasi 2.900 Comuni montani».
Il ministro non nasconde la portata della riforma: «È vero che oltre 1.100 Comuni perderanno la qualifica, ma si tratta di realtà che finora hanno impropriamente beneficiato dei vantaggi previsti per la montagna, sottraendo risorse ai territori realmente montani».
L’obiettivo dichiarato è superare situazioni considerate paradossali, come l’inclusione nell’elenco di grandi città quali Roma e Bologna, con altimetrie medie rispettivamente di 67 e 82 metri.
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