Olimpiadi al via, Sertori: «Dai Giochi nuove opportunità per il futuro della Valtellina»

L’assessore Sertori pone l’accento sull’eredità duratura dei Giochi, tra nuove tecnologie e interventi infrastrutturali attesi da decenni, che rilanceranno il territorio.

Sondrio

Le Olimpiadi sono qui. Ormai non è più uno slogan, ma una realtà che si respira tra cantieri che chiudono, piste pronte, volontari in fermento e un territorio che si prepara a finire sotto i riflettori del mondo. A pochi giorni dall’apertura dei Giochi invernali di Milano Cortina, l’assessore regionale alla Montagna, agli Enti locali, all’Utilizzo della Risorsa idrica e alle Risorse energetiche Massimo Sertori è stato ospite in una puntata di “Una Valle Olimpica”, in onda su Unica Tv – Canale 75, e ha raccontato questi anni di lavoro, orgoglio, difficoltà, ma anche la visione futura.

Assessore, ormai ci siamo davvero. Dopo quasi sette anni di lavoro, che sensazione prevale: più orgoglio o più tensione?

«Quando investi tempo ed energie per un obiettivo e poi lo vedi concretizzarsi, la soddisfazione è inevitabile. Io stesso, incontrando il presidente del Cio insieme al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, ho provato una forte emozione nel sentir parlare della Valtellina, di Livigno, di Bormio come luoghi centrali dei Giochi. Subito dopo, però, arrivano anche le preoccupazioni, perché le Olimpiadi sono un evento enorme. Ci saranno inevitabilmente piccoli sacrifici, anche per i residenti, ma parliamo di 19 giorni a fronte di una visibilità mondiale che resterà negli anni».

Regione Lombardia ha avuto un ruolo decisivo nella candidatura. Come è nata davvero Milano-Cortina 2026?

«Queste Olimpiadi sono nate in modo inedito. All’epoca non tutto il governo era favorevole e per la prima volta le fideiussioni non sono state messe dallo Stato, ma dalle Regioni. Fontana e Zaia hanno creduto nel progetto e da lì è partita la candidatura. Abbiamo vinto puntando su Olimpiadi diffuse e sostenibili, lungo l’arco alpino, valorizzando impianti esistenti ed evitando cattedrali nel deserto».

Un modello che ora viene imitato.

«Esatto. Anche le future Olimpiadi sulle Alpi francesi seguiranno questa impostazione. Inoltre, una delle prime eredità concrete sarà già nel 2028 con le Olimpiadi giovanili Dolomiti-Valtellina, che per il 70% si svolgeranno proprio qui».

La Valtellina è grande protagonista, anche se nel nome ufficiale non compare.

«Io lo dico sempre: si scrive Milano-Cortina e si legge Valtellina. Un terzo delle medaglie verrà assegnato tra Bormio e Livigno e questo è un dato oggettivo».

Oltre allo sport, restano le opere. Quanto conta questo aspetto?

«Conta moltissimo. Grazie alle Olimpiadi abbiamo finanziato interventi attesi da decenni. Penso agli oltre 100 milioni per la manutenzione straordinaria della statale 36, ma anche ad altre infrastrutture che resteranno a beneficio di tutta la provincia di Sondrio. Durante i lavori i disagi ci sono, come quando si ristruttura una casa, ma poi restano i benefici».

Qualche rimpianto sui cantieri?

«Avrei voluto completare interamente la tangenziale di Tirano prima dei Giochi, ma l’opera sarà ultimata pochi mesi dopo. L’importante è che resti. Lo stesso vale per la ferrovia: oggi non è ancora affidabile come dovrebbe, ma con treni nuovi e sistemi aggiornati l’obiettivo è consegnare una linea finalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto».

Guardando oltre il 2026, quale sarà l’eredità più importante per la Valtellina?

«Le Olimpiadi sono sempre una fotografia del loro tempo. Quelle di Cortina ’56 raccontavano un’Italia in bianco e nero, Torino 2006 ha segnato l’era di internet. Milano-Cortina 2026 rappresenta un mondo dominato anche dall’intelligenza artificiale e da nuove tecnologie. È una diapositiva del presente, ma anche un’anticipazione del futuro. Sta a noi saperla usare per costruire nuove opportunità, soprattutto per i giovani».

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