Prelievi di organo, a Sondrio primo intervento a cuore fermo

Negli ospedali di Sondrio e Busto Arsizio eseguiti per la prima volta prelievi di fegato, reni e polmoni a cuore fermo, grazie alla collaborazione con l’Asst Niguarda.

Sondalo

L’ospedale Morelli di Sondalo è attivo da anni, in modo autonomo, sul prelievo di organi e tessuti post mortem, cioè una volta dichiarata la morte cerebrale e trascorse le sei ore di rito, ma un’importante novità ha coinvolto nel mese scorso l’ospedale di Sondrio dove è stato effettuato il primo prelievo di fegato e reni a cuore fermo, cioè dopo 20 minuti dall’assenza di battito cardiaco, quando gli organi da prelevare sono ancora naturalmente irrorati, ma il prelievo diventa una corsa contro il tempo.

Che è stato possibile effettuare anche a Sondrio grazie al supporto del team mobile dell’Asst Niguarda di Milano, azienda con la quale, è noto, Asst Valtellina e Alto Lario ha in corso una forte partnership.

E analogo intervento è stato effettuato per la prima volta anche all’ospedale di Busto Arsizio (Varese) dove si è proceduto al primo prelievo e trapianto di polmoni da donatore a cuore fermo non controllato.

Interventi salutati con favore da Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, e da tutta la rete del dono regionale e provinciale.

«I risultati di Sondrio e Busto Arsizio – dice Bertolaso – dimostrano che l’eccellenza non è confinata solo nei grandi centri metropolitani, ma è ormai diffusa in modo capillare su tutto il territorio regionale. Stiamo portando le tecniche più avanzate, come la donazione a cuore fermo, in ogni provincia. Il mio pensiero e il mio ringraziamento più profondo vanno, però, alle famiglie dei donatori. La loro generosità in un momento di immenso dolore è il motore che permette alla nostra sanità di compiere questi miracoli quotidiani».

La prova di tanta generosità si è proprio anche in provincia di Sondrio dove Aido, l’Associazione italiana donatori organi e tessuti, ha fatto tanti proseliti negli anni e continua, con i suoi gruppi sparsi su tutto il territorio provinciale, a farne.

Di mercoledì sera l’ultima donazione di organi da parte di Matteo Bricalli, 52 anni, di Caspoggio, accasciatosi a terra senza rimedio, colto da malore e trasportato al Manzoni di Lecco proprio perché si procedesse al prelievo dei suoi organi. Caspoggio che è terra di donatori e anche di trapiantati, al pari di Lanzada e del resto della Valmalenco, ma la rete del dono è diffusa in tutta la provincia.

«Salutiamo con favore questa importante novità introdotta all’ospedale di Sondrio – dice Riccardo Redaelli, storico dell’Aido provinciale e regionale, e presidente di Aido Sondrio – anche grazie al prezioso apporto degli operatori di Niguarda. Noi, lo scorso anno, abbiamo censito una donazione multiorgano a Sondalo e 176 donazioni di cornee in totale, in provincia, e poter contare su questa tecnica di prelievo anche da noi è indubbiamente importante anche perché, purtroppo, le liste d’attesa di pazienti che necessitano di trapianto sono lunghissime. Si va da un anno e mezzo a sei anni».

I due prelievi effettuati a Sondrio e Busto Arsizio, peraltro, si inseriscono in una rosa di sette donazioni multiorgano e due multitessuto avutesi in Lombardia a marzo in sole 72 ore.

«Una tre giorni di attività straordinaria – dice Bertolaso – che non sono il frutto del caso, ma di una programmazione rigorosa e di una rete di professionisti che non ha eguali. Sedici trapianti eseguiti in 72 ore, insieme a decine di innesti di tessuto, cambieranno la vita a moltissimi pazienti nei prossimi mesi».

Oltre a Sondrio e Busto, i prelievi sono stati effettuati all’ospedale di Lodi, di Varese, di Milano-San Paolo, di Cremona, di Bergamo-Papa Giovanni e di Brescia-Spedali civili. L’obiettivo è quello di raggiungere quota 36 donatori per milione di abitanti contro i 20 del 2021.

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