Cronaca / Sondrio e cintura
Lunedì 21 Settembre 2026
Rifiuti a Livigno, udienza a Milano
Rischiano di finire a processo una cinquantina di commercianti del Piccolo Tibet. I difensori: «La competenza è della Procura di Sondrio»
Lettura 1 min.Si è aperta, nella mattinata a Palazzo di giustizia di Milano, la maxi-udienza preliminare davanti al giudice Giulia Masci relativa all’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo su presunte irregolarità nella gestione dei rifiuti a Livigno.
A rischiare il processo, per ipotesi di reato che vanno dal falso al traffico illecito di rifiuti - su indagini che sono state condotte dagli investigatori della Squadra Mobile della questura sondriese e dai militari della Guardia di Finanza del Comando provinciale - sono adesso 53 commercianti della località turistica. «Io e altri colleghi - spiega l’avvocato Nicola Marchi del Foro di Sondrio che difende alcuni negozianti finiti nei guai - abbiamo sollevato eccezione di incompetenza a procedere da parte della Distrettuale. E ho pure depositato delle memorie a sostegno della tesi dei miei clienti i quali affermano, tra l’altro, di avere agito rispettando in pieno le direttive ricevute dalle autorità comunali preposte».
L’udienza non è stata di breve durata, in quanto le misure da prendere in considerazione da parte del giudice delle udienze preliminari erano davvero tante e articolate. «Da parte mia - dichiara l’avvocato Ernesto Confortola con studio a Sondrio - ho eccepito l’incompetenza territoriale della Procura distrettuale di Milano poiché agli imputati non è stato attribuito un reato previsto e punito dall’articolo 416 del Codice penale che avrebbe eventualmente demandato la competenza a detta Procura distrettuale». In considerazione di questa riflessione, secondo il penalista Confortola, «la competenza va riconosciuta in capo alla Procura della Repubblica di Sondrio. Il giudice, per decidere sul punto, ha aggiornato l’udienza al prossimo 26 ottobre».
La nuova inchiesta su presunti falsi e traffico illecito di rifiuti, di cui si è appreso negli ultimi giorni, è molto simile a quella già approdata in un’aula del Tribunale in Valtellina per il processo in corso da alcuni mesi e il cui prezzo più salato è stato pagato, al momento, dall’allora comandante della Polizia Locale, colpito da una lunga interdittiva e costretto a lasciare il servizio per poi rientrare in Municipio destinato ad altro incarico. Questa si è da poco conclusa e a condurla è stata sempre la Procura di Milano, con la Direzione distrettuale antimafia per reati di sua competenza e coordinata, ancora una volta, dal pm Francesco De Tommasi. Sono tante le attività commerciali coinvolte nell’inchiesta-gemella, da quelle di generi alimentari alla cosmetica, ad altre che vendono la carne e materiale elettronico, articoli di cartolibreria, a ditte che si occupano di pellicole per macchine fotografiche, a chi tratta giocattoli, ad altri colleghi che, invece, vendono capi di abbigliamento sportivo, oppure sci, come pure prodotti farmaceutici. «I commercianti - è la tesi difensiva sostenuta da diversi legali, alcuni dei quali sono dei Fori di Milano e Roma - compilavano moduli nei quali indicavano i rifiuti da smaltire. Questi moduli venivano poi consegnati alla polizia locale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA