Roccia della Sassella, via alla prima campagna di rilievo archeologico

Università degli Studi di Milano, Soprintendenza e il proprietario dell’area collaborano allo studio e alla valorizzazione della Sassella, con l’obiettivo di creare un Parco delle incisioni rupestri tra Sondrio e Castione Andevenno.

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Sondrio

La Roccia della Sassella, con i suoi oranti stilizzati, le impronte di piedi, le coppelle e i simboli affiorati dal passato, torna al centro della ricerca archeologica. È iniziata nei giorni scorsi la prima campagna di rilievo sistematico del grande masso inciso scoperto nel 2011, considerato una delle più importanti testimonianze di arte rupestre della Valtellina. Le attività, coordinate dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e con il proprietario dell’area, Sergio Schena, proseguiranno fino all’8 agosto. L’obiettivo è documentare in modo completo le incisioni riportate alla luce negli ultimi anni e approfondire la conoscenza di un sito che continua a riservare sorprese.

Le operazioni di pulizia e gli scavi effettuati tra il 2024 e il 2025 hanno infatti restituito nuove porzioni della superficie incisa, facendo emergere figure antropomorfe stilizzate, impronte di piedi e altri motivi riconducibili soprattutto all’età del Ferro. Sul campo opera il gruppo di ricerca guidato da Dario Sigari, ricercatore del Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano. Il lavoro servirà a ricostruire le diverse fasi di frequentazione del sito e a inserirlo in un quadro più ampio dell’arte rupestre valtellinese. La campagna rappresenta anche un passo avanti nel progetto di valorizzazione promosso da Schena. L’idea è quella di rendere progressivamente accessibile la Roccia della Sassella attraverso la sistemazione del sentiero, la messa in sicurezza dell’area, un nuovo impianto di illuminazione e pannelli informativi.

Le visite guidate organizzate lo scorso anno e condotte da Alessandra Baruta, direttrice dei musei civici avevano riscosso un notevole successo, confermando l’interesse del pubblico per questo sito. La prospettiva guarda però oltre il singolo affioramento. L’obiettivo condiviso dai promotori è infatti la nascita di un Parco delle incisioni rupestri che metta in rete la Roccia della Sassella con la Ganda di Castione e con gli altri siti archeologici presenti sul versante retico tra Sondrio e Castione, valorizzando un patrimonio ancora poco conosciuto ma di grande rilievo storico e paesaggistico. «È un’importante occasione per rendere fruibile in sicurezza una preziosa testimonianza della storia del nostro territorio» sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Sondrio, Marcella Fratta, che ha espresso anche «gratitudine al professor Dario Sigari e al Dipartimento dell’Università degli Studi di Milano per la solerzia con cui hanno avviato questo lavoro di ricerca e valorizzazione».

Accanto alla ricerca scientifica, il progetto punta anche alla formazione degli studenti universitari e alla divulgazione. «Vogliamo definire un approccio sistematico che consenta di inquadrare il fenomeno dell’arte rupestre in Valtellina e, allo stesso tempo, coinvolgere gli studenti dell’Università degli Studi di Milano dei corsi di Ancient Civilizations for the Contemporary World, Archeologia e Scienze dei beni culturali e ambientali, ma anche di altri atenei. Quest’anno, ad esempio, si è già unita una studentessa dell’Université Jean-Jaurès di Tolosa» spiega Sigari. Tra gli obiettivi della campagna c’è anche la valorizzazione del sito. «Conoscenza e valorizzazione passano attraverso la ricerca, ma ricordano anche la centralità dello spirito collaborativo tra tutte le parti coinvolte. Solo attraverso pratiche condivise sarà possibile far conoscere appieno questo patrimonio unico» conclude il ricercatore. Al termine della campagna i primi risultati saranno presentati alla cittadinanza attraverso incontri pubblici, visite guidate e conferenze, con l’obiettivo di avvicinare sempre più il territorio a un patrimonio che racconta le origini più antiche della Valtellina.

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