Secam, il Comitato acqua pubblica ai sindaci: «Serve un controllo reale dei Comuni»

Trasparenza, coinvolgimento dei consigli comunali e maggiore responsabilità degli amministratori locali. Con una lettera aperta indirizzata ai sindaci e agli enti soci, il Coordinamento acqua pubblica della provincia di Sondrio chiede di rafforzare il controllo pubblico su Secam

Lettura 2 min.

Sondrio

Trasparenza, coinvolgimento reale dei Comuni e maggiore responsabilità degli amministratori locali nella gestione di una società interamente pubblica che governa servizi essenziali come acqua e rifiuti. È questo il senso della lettera aperta diffusa dal Comitato coordinamento acqua pubblica della provincia di Sondrio e indirizzata ai sindaci, ai Consigli comunali, agli enti soci di Secam e all’Ufficio d’Ambito.

Al centro il tema del “controllo analogo”, il requisito giuridico fondamentale che consente l’affidamento “in house” dei servizi pubblici locali e che, secondo il Comitato, nel tempo rischierebbe di essersi progressivamente ridotto a un passaggio più formale che sostanziale.

«Il controllo analogo - scrive il Comitato - deve rappresentare un controllo reale, continuo, consapevole ed effettivo da parte degli enti soci e dei loro organi democratici».

Una presa di posizione che richiama una serie di criticità segnalate negli anni dagli organi di vigilanza e controllo. Il Comitato ricorda i rilievi formulati già nel 2018 da Anac in merito alla tutela dei diritti dei piccoli Comuni soci, quelli successivamente avanzati dal Ministero dell’economia e delle finanze sulla governance societaria e sui compensi del consiglio di amministrazione, oltre ad alcune osservazioni della Corte dei conti rivolte a enti locali del territorio.

Secondo il Comitato, tuttavia, gli interventi normativi e statutari succedutisi nel tempo non avrebbero affrontato il nodo principale: il ruolo effettivo dei Comuni nelle decisioni strategiche della società.

Nel mirino finisce soprattutto la tempistica con cui documenti e atti societari vengono messi a disposizione degli enti soci. «In più occasioni i documenti sono stati trasmessi ai Comuni pochi giorni prima delle assemblee societarie, o addirittura non sono stati trasmessi» si legge nella lettera, con la conseguenza di impedire «un esame approfondito da parte dei sindaci» e di lasciare «i consiglieri comunali spesso all’oscuro di tutto».

Un passaggio che chiama direttamente in causa la responsabilità degli amministratori locali. Per il Comitato, infatti, non può diventare prassi che decisioni strategiche vengano assunte nelle assemblee societarie – come successo nell’ultima - per essere solo successivamente ratificate o deliberate dalle giunte, senza un pieno passaggio nei Consigli comunali cui il Testo unico degli enti locali attribuisce competenze precise in materia di partecipazioni societarie e organizzazione dei servizi pubblici.

Particolarmente critico, proprio il percorso del recente piano industriale di Secam. «Un piano industriale di risanamento con impatti economici, tariffari e strategici non può essere sottratto all’indirizzo e al controllo politico-amministrativo dei Consigli comunali previsto dal Tuel» sostiene Martina Simonini a nome del Comitato.

La questione va oltre gli aspetti tecnici e societari. «Il tema centrale non è solo tecnico o amministrativo, ma riguarda la credibilità stessa del controllo pubblico su una società che gestisce servizi essenziali» si legge nella lettera.

Da qui il richiamo alle responsabilità istituzionali diretto rivolto ai sindaci e agli amministratori poiché la natura interamente pubblica di Secam rende i Comuni non semplici osservatori ma soggetti chiamati a esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo e controllo.

Il Coordinamento chiede quindi il coinvolgimento effettivo dei Consigli comunali, la trasmissione preventiva dei documenti con tempi adeguati, l’approvazione degli atti strategici nelle sedi previste dalla normativa, chiarimenti pubblici sulle prospettive tariffarie e un rafforzamento concreto della partecipazione democratica dei soci.

Un tema che riguarda direttamente anche i cittadini che «hanno il diritto di sapere come vengono assunte decisioni che incidono direttamente sulle bollette, sugli investimenti e sul futuro dei servizi pubblici locali. Il silenzio e la passività degli amministratori locali non sono più accettabili».

© RIPRODUZIONE RISERVATA