Sondrio, la siccità costringe gli allevatori a far scendere le mandrie

L’assenza di pascoli e la carenza idrica in quota accelerano il rientro degli animali a valle. La stagione estiva è molto difficile

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Sondrio

Le mucche asciutte dell’azienda agricola Aqua Fracta della famiglia Pighetti di Borgonuovo di Piuro faranno il Ferragosto in stalla e nei prati limitrofi anziché ai 1400 metri del Cont dove si trovavano, ma subito dopo altre le seguiranno.

Fioccano, infatti, nell’ufficio di Luca Moretti, addetto all’anagrafe zootecnica di Aral Sondrio, i moduli di demonticazione provenienti un po’ da tutta la provincia.

«L’erba è secca, ma, soprattutto, non c’è acqua in quota» - dice Moretti -, «per cui parecchi allevatori sono costretti a demonticare con 15-20 giorni di anticipo sulla tabella di marcia. Mi stanno arrivando moduli di demonticazione per il periodo compreso fra il 20 e il 25 agosto da Madesimo, Campodolcino, Gerola Alta, Passo San Marco, da Arigna di Ponte in Valtellina. In molti stanno valutando il da farsi, e soprattutto dove manca l’acqua completamente si sceglie di rientrare perché non si può proprio fare diversamente».

Mangimi e fieno, in quota si possono portare, ma senza la materia prima acqua e senza la possibilità di farla derivare è un grosso problema. Alla mancanza di erba fresca, invece, si sta soppiantando con balloni di fieno che vengono portati in quota per alimentare gli animali alla sera, ma è uno stato di cose che non può andare avanti per molto.

Da Bomino Vaga e Bomino Soliva, a Gerola Alta, demonticherà dal 20 agosto l’alpeggiatore Nicola De Giovannetti, da Madesimo e Campodolcino, dal 25, scenderanno le mandrie di Gabriele Barelli, dall’alpe Cavizzola, sul San Marco, versante bergamasco, scenderanno dal 20 anche le mandrie di Sonia Marioli, con azienda agricola a Talamona e pronti a scendere anche gli alpigiani di Arigna.

Altri si abbasseranno piano piano di quota, ma è pacifico che in pochi, salvo a Livigno e sugli alpeggi più alti dell’Alta Valle, chiuderanno il ciclo in alpeggio nei tempi consueti che di norma coincidono con la metà di settembre. Si chiude prima, per mancanza d’acqua e di erba fresca da brucare.

Una stagione difficile, quindi, quella estiva, per la zootecnia locale, con molti allevatori che già avevano deciso di portare in alpeggio solo i capi asciutti stante l’obbligo introdotto di effettuare costanti verifiche rispetto al batterio Escherichia coli STEC che potrebbe contaminare il latte crudo, non pastorizzato, qual è quello d’alpeggio, e i prodotti derivati.

Considerati i costi di queste verifiche, che devono essere costanti, parecchi allevatori hanno preferito soprassedere in attesa di meglio organizzarsi per il futuro.

Resta il fatto che sono almeno 200 gli alpeggi con vacche da latte caricati quest’anno in provincia di Sondrio su un complessivo di 500 moduli di monticazione delle vacche presentati, che possono riferirsi anche solo a due bovini gestiti ad uso familiare e portati in quota nelle proprie proprietà, di 600 moduli per la monticazione di ovicaprini e di 400 per gli equidi, che comprendono cavalli, asini e muli.

Tutti coloro che salgono in quota e spostano, quindi, i loro animali, devono segnalarlo ad Aral ed avere un proprio codice pascolo, utile per tutti i controlli, anche sanitari, e anche in caso di predazione da lupo. Codici che la stragrande maggioranza degli allevatori posseggono e senza i quali gli animali non potrebbero essere spostati. In caso di controlli, anche da parte dei Carabinieri forestali, scatterebbero sicuramente sanzioni.

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