Cronaca / Sondrio e cintura
Lunedì 02 Novembre 2026
Sondrio, dalle dighe due milioni in più alle case di riposo per frenare le rette
La Provincia di Sondrio, su sollecitazione della Regione, porta a 3,36 milioni il sostegno alle case di riposo attraverso i fondi dell’energia gratuita. Il contributo straordinario è legato all’impegno delle strutture a non aumentare le tariffe, per evitare che i maggiori costi ricadano sugli anziani e sulle famiglie.
Lettura 2 min.Sondrio
I soldi delle dighe per aiutare le case di riposo e alleggerire il peso delle rette sulle famiglie. Ammonta a 2,13 milioni il contributo straordinario che la Provincia di Sondrio, su sollecitazione della Regione, ha deciso di destinare alle Rsa attraverso i fondi dell’energia gratuita, in aggiunta alla quota ordinaria di 1,23 milioni.
Complessivamente, alle strutture per gli anziani andranno dunque 3,36 milioni dei 12,1 milioni di euro trasferiti per il 2025. Un sostegno legato ai posti contrattualizzati e, soprattutto, all’impegno delle case di riposo a mantenere inalterate le tariffe.
«Abbiamo deciso di dare anche questo finanziamento straordinario in un momento oggettivamente di difficoltà - spiega Massimo Sertori, assessore regionale alla Montagna e alla Risorsa energetica -. Le strutture valtellinesi applicano già le rette più basse della Lombardia. La scelta è quindi sostenerle con l’impegno da parte loro di non aumentare le rette», evitando cioè che l’aumento dei costi si trasferisca sugli ospiti e sulle loro famiglie.
Il conto è presto fatto. Gli enti sono 17 e i posti contrattualizzati 1.489, con una retta media di 1.631 euro mensili. Secondo la stima illustrata da Sertori, il finanziamento complessivo equivale mediamente a 188 euro al mese per posto: un beneficio che raggiunge le famiglie attraverso il sostegno alle strutture e contribuisce a evitare che i maggiori costi di gestione si scarichino sulle tariffe.
Alla base c’è il principio di restituire alla comunità una parte della ricchezza generata dall’acqua. «In montagna i servizi costano di più - ricorda Sertori -. Le risorse dell’idroelettrico tornano così a finanziare servizi essenziali in una provincia interamente montana, alle prese con invecchiamento e spopolamento. Diminuiranno un po’ gli utili dei concessionari e queste risorse verranno utilizzate per aiutare i settori più delicati secondo un principio perequativo sacrosanto».
I fondi derivano dalla monetizzazione dell’energia che i concessionari delle grandi derivazioni idroelettriche devono cedere gratuitamente alla Regione secondo la legge regionale 23 del 2019. Il controvalore viene trasferito alla Provincia, che individua i beneficiari nell’ambito dei criteri regionali: dalle case di riposo alle scuole, dall’illuminazione pubblica agli impianti sportivi.
Nel riparto per alleggerire le bollette, il capitolo sociale vale circa 3,6 milioni. Accanto alle Rsa, sono previsti 123mila euro per residenze sanitarie per disabili e centri diurni per disabili e 137mila euro per strutture di accoglienza residenziali convenzionate. Risorse che aiutano a sostenere una rete di servizi fondamentale per il territorio.
Resta il tema della continuità. Il valore dell’energia gratuita varia e la Provincia non distribuisce l’intera disponibilità: una parte viene accantonata per compensare le oscillazioni. Nella precedente annualità, ricorda il presidente Davide Menegola, le risorse erano scese a 6-7 milioni e per garantire il sostegno erano state utilizzate quote degli avanzi precedenti. «Per il prossimo anno non c’è nulla di scontato» avverte Sertori.
Il contributo aggiuntivo alle Rsa resta dunque straordinario. Intanto si lavora anche sull’efficienza energetica: «Vorremmo passare dal rimborso all’abbattimento del costo» spiega Menegola.
Per il presidente della Provincia, però, il significato dell’intervento va oltre le bollette: sostenere le case di riposo significa consolidare il welfare territoriale. «Il problema degli anziani non è un problema che è scaricato sulla famiglia, ma è un problema comunitario» sottolinea. L’obiettivo è creare le condizioni per restare in valle, tornare o scegliere di trasferirsi. «Siamo scomodi, siamo lontani, ma l’aria buona e il bel paesaggio possono non essere sufficienti - aggiunge Menegola -. Servono scuole, assistenza e una rete sociale capace di sostenere le famiglie. Il contributo alle Rsa è un tassello di questo percorso».
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