Cronaca / Sondrio e cintura
Lunedì 02 Febbraio 2026
Sondrio: La Croce Rossa compie 145 anni e cerca personale
Compleanno. Il presidente Negri: «Abbiamo rinunciato al servizio 118 a Bormio e Livigno». Il comitato di Sondrio, fondato nel 1881 dal conte Guicciardi, è uno dei più antichi d’Italia.
Sondrio
L’anno olimpico, che la vede così tanto impegnata nella logistica, nel coordinamento e nell’assistenza sanitaria nelle venue di gara di Bormio e di Livigno, sarà memorabile per la Croce Rossa di Sondrio anche per altri aspetti.
Perché questo sarà l’anno del 145° del Comitato di Sondrio, uno dei più antichi di tutta Italia, fondato il 6 novembre del 1881 dal conte Enrico Guicciardi, di Ponte in Valtellina, senatore del Regno d’Italia e primo presidente della Croce Rossa italiana. Non lo fu di quella di Sondrio, proprio perché già a capo di quella nazionale e già impegnato in Senato, ma a lui si deve la sua fondazione.
La presidenza andò, quindi, a un altro nobile, pure di Ponte, il professor Giannetto Besta, che ne resse le sorti per 37 anni, dopodiché gli successe, nel 1918, don Pio Sertoli che ospitò il sodalizio addirittura nel suo palazzo, palazzo Sertoli, appunto, in piazza Quadrivio.
«Quando sono entrato nella Croce Rossa, più di 50 anni fa, negli anni ’70, la sede era ancora lì, a palazzo Sertoli», assicura Mario Nino Negri, attuale presidente del sodalizio, che conosce ogni dettaglio della sua storia e che è deciso a commemorarla come si conviene, con un momento celebrativo che dovrebbe tenersi nel giorno esatto della fondazione, il 6 novembre prossimo a Sondrio, fermo restando che ci sono altri due anniversari da ricordare, quali il 45° della delegazione di Chiesa in Valmalenco della Croce Rossa e il 35° di quella di Aprica, entrambe sotto l’egida della realtà sondriese.
«Sono entrato in contatto con i discendenti della famiglia Guicciardi e della famiglia Carini, perché dopo don Pio Sertoli, a reggere le sorti del sodalizio fu Domenico Carini - ricorda Mario Nino Negri -, che per primo si attivò in tutti i modi per sollecitare le istituzioni valtellinesi e i privati cittadini a mettere mano al portafogli, se così si può dire, nella convinzione che una realtà come quella della Croce Rossa non potesse sostentarsi e rendere un servizio efficace ai più bisognosi senza un indispensabile aiuto economico».
A Carini successe, poi, nel 1977, Ludovico Vido, nel 2000 Giovanni Fustella, nel 2013 Giuliana Gualteroni e 11 anni dopo l’attuale presidente Negri.
«Altra cosa che terrei molto a fare, nell’anno del 145esimo e degli anniversari di Chiesa e Aprica è promuovere degli open day - dice il presidente - per fare in modo che la popolazione tutta possa conoscere a fondo la nostra attività. Che non è solo soccorso sanitario in emergenza e urgenza, anche se è una parte importante del tutto. Siamo molto di più. Ci occupiamo tantissimo di supporto sociale, basti dire che distribuiamo 50 quintali di alimenti al mese, che abbiamo un ambulatorio medico per la popolazione meno abbiente, che facciamo trasporti sanitari semplici da ospedale a ospedale per conto della locale Asst e facciamo trasporti sanitari per persone che vengono dimesse e devono tornare a casa o hanno bisogno di fare visite nei locali della provincia e di fuori. E, ancora, facciamo tantissimi corsi di formazione sia di personale nostro, sia nelle aziende. Sono sempre più quelle che ci richiedono questa attività e solo martedì ho firmato 120 attestati di partecipazione a corsi di primo soccorso di dipendenti aziendali. Poi ci sono le assistenze alle gare e via di questo passo».
Tanta roba, che il presidente vorrebbe fosse nota ai più. Così come vorrebbe poter contare su un bacino di volontari maggiore per poter far fronte ancor più alle richieste strabordanti.
«Abbiamo 500 soci - dice -, di cui alcuni sono sostenitori, altri, una trentina, seguono solo la parte sociale, altri ancora, una ventina, solo i trasporti sanitari non in urgenza, 68 sono dipendenti, 280 i volontari operativi dei quali 160 ruotano sul 118. Abbiamo 65 mezzi di cui 25 sono ambulanze e operiamo sulle postazioni di Sondrio, Chiesa, Aprica, Tirano e Santa Caterina Valfurva. Abbiamo dovuto rinunciare ad assumere il servizio 118 a Bormio e Livigno perché non abbiamo abbastanza personale. Dicono che manca lavoro, ma noi fatichiamo a reclutare maestranze, soprattutto giovani».
Anche per questo il 2026 sarà l’anno della promozione dell’immagine e dell’attività della Cri, con porte aperte a tutti in giorni che verranno individuati sia a Sondrio, sia a Chiesa e sia ad Aprica.
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