Sondrio: Odissea per un 86enne in ospedale, lungo iter prima del ricovero

La figlia lamenta il passaggio obbligato al Pronto Soccorso nonostante il ricovero già predisposto in Cardiologia, con conseguente attesa e ulteriori esami. L’Asst risponde.

Sondrio

«Ho portato mio padre a Sondrio per una visita cardiologica e ci è stato detto subito dalla dottoressa che l’ha visitato che avrebbero dovuto trattenerlo in reparto, ma il percorso per accedervi non è stato agevole. Siamo stati dirottati dall’ambulatorio di Cardiologia, che si trova sullo stesso piano del reparto, al Pronto soccorso, con annesse tre ore e 40 minuti di attesa. Mi chiedo perché? Mio padre ha 86 anni, era stanchissimo, malfermo sulle stampelle, anche se poi mi hanno dato una sedia a rotelle per il trasporto. Non si sarebbe potuti entrare in reparto direttamente?».

A dirlo è la signora Angela, di Sondrio, che ha portato il papà Andrea, 86 anni, ad effettuare una visita cardiologica il 12 febbraio scorso nell’ambulatorio di Cardiologia dell’ospedale.

«Lì la dottoressa l’ha sottoposto ad elettrocardiogramma e, poi, dopo essersi consultata con i medici del reparto, ci ha detto che avrebbero dovuto ricoverarlo – dice Angela -, ma che avremmo comunque dovuto passare dal Pronto soccorso. Quindi, un’infermiera ci ha accompagnato nello stesso e lì siamo rimasti in attesa della visita per tre ore e 40 minuti. Dopodiché, gli hanno rifatto di nuovo l’elettrocardiogramma ed un prelievo di sangue. Dopodiché siamo approdati in reparto e lì, terzo elettrocardiogramma e via di seguito. Ma io mi dico, perché? Che senso ha farci scendere in Pronto soccorso per fare tutta la trafila intasandolo anche quando eravamo praticamente alle porte del reparto e siamo stati accettati da una dottoressa del medesimo? Mi sembra un passaggio inutile e pesante per noi, per mio padre. Poi, perché sottoporre una persona a tre elettrocardiogrammi uno in fila all’altro? Non è anche uno spreco di risorse? Solo questo mi ha lasciato perplessa, perché per il resto non abbiamo nulla da dire. Mio papà è stato curato e trattato benissimo in reparto, è tornato a casa ed è ora sotto controllo. È una questione organizzativa, quella che pongo, perché non capisco perché complicare le cose e renderle difficili all’utenza, quando potrebbero essere, pur nella gravità della situazione, semplificate».

Abbiamo girato il quesito ad Asst Valtellina e Alto Lario ipotizzando potesse essere prassi quella di far transitare l’utenza in Pronto soccorso per l’accettazione, ma non è così.

«Tutto dipende dalla valutazione del clinico – dicono da Asst – evidentemente la dottoressa ha ritenuto fosse necessario effettuare questo percorso».

Di più non è dato sapere. Certamente positivo il fatto che l’anziano signore sta ora abbastanza bene ed è in cura a Sondrio con profitto.

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