Cronaca / Sondrio e cintura
Sabato 18 Aprile 2026
Sondrio, spedizione punitiva a scuola
Aggressione fuori dall’istituto Mattei di Sondrio nei confronti di uno studente 17enne da parte di una decina di coetanei: una spedizione punitiva, dopo uno screzio su un campo di calcio. Indagini in corso da parte della polizia.
Sondrio
Si è trattato di una vera e propria spedizione punitiva. Urla, vestiti strappati, botte. Ai danni di un diciassettenne che frequenta uno dei più qualificati e performanti istituti scolastici superiori nel capoluogo valtellinese. Il movente del raid compiuto un paio di giorni fa? Ce lo ha spiegato direttamente il dirigente scolastico.
«Il tutto è nato – dichiara il professor Massimo Celesti, da 12 anni alla guida dell’Istituto tecnico tecnologico ’Enea Mattei’ che promuove di continuo laboratori e corsi all’avanguardia per formare al meglio gli iscritti – da un bisticcio seguito a una partita di calcio alla quale hanno preso parte alcuni ragazzi, non so, al momento, di quale società sportiva. ’Ti aspetto fuori dallo spogliatoio’, ha minacciato uno all’altro. E il mio studente, un bravo iscritto, si è visto accerchiare e all’improvviso è stato colpito con un pugno al volto. Un grave episodio che non avrebbe assolutamente dovuto verificarsi».
In via Tirano numero 53, sede del plesso, si è presentato un gruppo di una decina di quasi coetanei della vittima per «regolare i conti in sospeso». Quando è successo?
«Venerdì nel primo pomeriggio il mio studente, che ogni mattina raggiunge i banchi con il bus proveniente da un paese del circondario, si apprestava a rientrare, dopo la pausa pranzo, per seguire una lezione pomeridiana, quando si è trovato di fronte un nutrito gruppo di altri studenti che frequentano un’altra scuola. Dalle parole, dai toni minacciosi, in breve tempo si è passati alle vie di fatto».
Il minorenne, per fortuna, se l’è cavata con un grosso spavento e con lesioni di non gravissima entità, per il tempestivo aiuto prestato da un collaboratore scolastico.
«Un bidello – racconta il preside Celesti il cui istituto, ci spiega, conta circa 700 iscritti suddivisi in 38 classi – dall’ufficio interno ha sentito grida e trambusto e si è precipitato all’esterno, mettendo così fine a quello che avrebbe potuto trasformarsi, magari, in qualcosa di ancora più serio. Tutti i responsabili, alla sua vista, hanno mollato la presa e si sono dati a una precipitosa fuga a piedi. È stata chiamata la Polizia di Stato. La madre del diciassettenne l’ho poi ricevuta in presidenza ed era giustamente preoccupata e molto arrabbiata per quanto subito da suo figlio e farà ora le opportune valutazioni per procedere o meno in una denuncia penale per le lesioni patite». Gli agenti della Squadra Volante hanno immediatamente effettuato una perlustrazione della zona.
L’aggredito, in seguito, ha ricevuto le necessarie cure dal personale sanitario del pronto soccorso dell’ospedale del capoluogo: non si è resa necessaria la chiamata dell’ambulanza, ha provveduto ad andarci in autonomia, ma ciò non toglie la gravità di quanto accaduto nel campus scolastico per un banalissimo screzio per una partita di calcio che avrebbe dovuto rappresentare una sana parentesi di divertimento, lasciati in disparte i libri.
«Fra giovani possono nascere accese discussioni per un incontro di pallone – chiosa il professor Celesti – ma non si deve mai trascendere mettendosi le mani addosso e organizzando, addirittura, una spedizione per fare del male all’avversario. Queste cose non possono assolutamente essere tollerate». Se dovesse essere presentata querela negli uffici di via Sauro, sede della questura, da parte dei genitori dello studente colpito con un cazzotto in faccia, non dovrebbe essere difficile giungere all’identificazione degli autori dell’agguato. Sono posizionati, infatti, diversi sistemi di videosorveglianza nel perimetro che comprende più edifici scolastici. A garanzia della sicurezza, innanzitutto, di chi li frequenta.
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